La La Land

★★★★

Mia (Emma Stone), una barista che sogna di fare l’attrice, incontra Sebastian (Ryan Gosling), un pianista jazz a cui piacerebbe aprire un locale in cui la musica sia suonata con libertà. I due prima si detesteranno, poi si innamoreranno, finendo per incitarsi a vicenda per il raggiungimento dei propri sogni.

Se per qualche motivo dovessi descrivere La La Land con una frase, sarebbe questa: un musical con i piedi per terra. Damien Chazelle recupera un genere cinematografico un po’ ignorato, il quale però ha fatto la storia dell’epoca d’oro di Hollywood, per rinnovarlo e svecchiarlo da quella patina sognatrice ingannevole tipica del genere; il risultato è un musical con i piedi per terra che fa sognare in un contesto realista, più fattibile di altri musical immaginari. In La La Land si sogna con l’indispensabile amaro della vita in bocca.

Chazelle mette in scena un musical anomalo che, nonostante abbia cura delle regole del genere, le stravolge in una trama un po’ distratta che si concentra completamente sui due protagonisti, trascurando ogni altro personaggio. Poco importa, perché il risultato è il ritratto autentico di una coppia sognatrice nei tempi moderni, la quale si scontra con un mondo sfavorevole e una realtà iniqua. È entusiasmante vedere la doppia personalità, quasi ingannevole, di La La Land: se da una parte offre sentimenti commoventi e scene elettrizzanti, dall’altra mostra una realtà poco cinematografica, ovvero una realtà costretta a scendere a compromessi. Stranamente, queste due personalità opposte procedono insieme, convivendo in un’esposizione sempre ben bilanciata e armoniosa, perché qui il musical (parte più creativa) nasce come come conseguenza diretta della trama (parte più concreta). Mi spiego: con una trama che implica la realizzazione dei sogni, e con due personaggi protagonisti creativi, era indispensabile liberare la fantasia e realizzare un musical; ovvero, un genere in cui il cinema dimentica l’idea fissa del verismo per essere creativamente più efficace. Così facendo, il racconto è più sciolto e i sentimenti hanno una concretezza visiva. Il risultato è che le inquadrature di La La Land sembrano come scarcerate dalla stabilità (o la paralisi?) dal racconto tradizionale per volteggiare libere insieme ai protagonisti.

D’altra parte, però, se nella prima parte La La Land propone un musical più coreografato e gioioso, dopo Damien Chazelle cambia itinerario e propone un film più parlato che cantato; la vena da musical si trasforma in un film sentimentale in cui la danza assume un significato di spensieratezza e felicità, più che una irrazionale rottura della realtà. D’ora in poi La La Land diventa più concreto e malinconico, quindi si realizza una battaglia inevitabile nella guerra contro il mondo per la realizzazione dei propri sogni. L’aspetto più incantevole, che dimostra il talento di Chazelle, sta nel fatto che, oltre a far convivere questi due aspetti opposti in modo coerente, prima promette allo spettatore ciò che gli è dovuto, ovvero quella magia cinematografica tipica del genere, e poi mantiene la promessa, ma lo fa a modo suo: con un’inattesa sorpresa finale. Neanche il cinema può vincere contro la realtà e questa, talvolta, ha il sapore amaro anche quando ha l’aspetto di un dolce.

Insieme all’aspetto più fantastico cammina una spettacolarità visiva composta da scenografie e abiti coloratissimi; le inquadrature grandangolari filmano il cielo ora rosa, ora blu, dimostrando una cura particolare nell’uso dei colori. Damien Chazelle li adopera con precisione, evidenziando il loro utilizzo in base alla scena e al contesto. Bellissima la scena della prima festa, quando Mia, in un vestito blu, rimasta senz’auto, cammina in una città immersa nel blu; oppure quando Sebastian cammina sul molo, sotto il cielo completamente rosa.

Tra i due attori protagonisti c’è quell’intesa sincera e genuina che ci si aspetterebbe sia da un musical che una commedia sentimentale. Ryan Gosling, lo ammetto, l’ho trovato inaspettatamente bravo: abituato a vederlo in altre vesti, sinceramente non mi aspettavo potesse essere un ballerino così credibile. Ad aiutarlo è sicuramente la scrittura del personaggio, poiché Damien Chazelle gli cuce addosso un uomo sognatore, ma anche concreto e, paradossalmente, anche disincantato. Il vero splendore di La La Land, tuttavia, è Emma Stone: attrice bravissima e incredibilmente versatile, si mette completamente al servizio del film e concede il suo talento in ogni singola inquadratura. L’aspetto che mi ha colpito di più del suo talento è l’adattabilità al contesto: non dimenticherò facilmente le facce buffe che fa in alcune scene, come non dimenticherò lo sguardo commosso, carico di speranza, che ha durante i provini. Compare anche J.K.Simmons in una particina d’obbligo.

La La Land è un racconto moderno che descrive le difficoltà da affrontare e le sconfitte da superare per raggiungere i propri sogni. Ha una doppia personalità: una sognatrice, l’altra più pragmatica, per riportare con coerenza l’ambiguità del mondo reale, tra magia e amarezza. Un cult da rivedere una marea di volte.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Basic HTML is allowed. Your email address will not be published.

Subscribe to this comment feed via RSS

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: