Sicario

★★★★

Kate (Emily Blunt) è un’agente dell’FBI che decide di fare parte di una squadra speciale il cui obiettivo è combattere il narcotraffico; sin da subito, però, proverà una sorta di diffidenza verso i metodi di esecuzione degli obiettivi.

Diretto da Danis Villeneuve e scritto da Taylor Sheridan, Sicario è un film che non spreca tempo e parte sicuro di sé: l’inizio è efficace, pulito, eloquente. Si percepisce il sentore di quello che sarà l’atmosfera per l’intero film in un’intuizione che verrà osservata soltanto per metà: perché Sicario è molto di più. Villeneuve conquista il tempo del racconto per comporre un’atmosfera ricca di dettagli, assemblata da un magnetismo taciturno e carico di inquietudine; sullo sfondo, una colonna sonora quasi continua, ma mai invasiva, si diffonde e si infiltra nelle immagini, rinforzandole di tensione e intensificando il coinvolgimento. In alcune scene non riuscivo a staccare gli occhi dallo schermo: ero completamente rapito dalla situazione.

“Qui non sopravviverai: non sei un lupo e questa è una terra di lupi”. Kate è la protagonista del film: Sicario gira totalmente intorno alla sua figura. La storia istruirà lei come farà con lo spettatore; insieme, verranno condotti in questo mondo occultato in cui i limiti della legalità saranno spostati, e in alcuni casi addirittura rimossi. Emily Blunt è stata una piacevole scoperta: con il suo talento riesce a costruire un personaggio che non smette di scrutare con attenzione tutto ciò che la circonda; unico personaggio donna dell’intero film (un altro è una comparsa che dice la prima battuta dopo circa un’ora), non ha una vita privata e vive di lavoro; affronta con coraggio ogni difficoltà, nonostante sia fisicamente debole; eppure non si tira mai indietro, neanche davanti all’insuccesso. Grandissimo personaggio.

Villeneuve e il racconto la braccano perché ella rappresenterà il contraddittorio in una storia che supera i limiti della legalità, in un’interrogazione sull’efficacia delle leggi e sui vincoli etico-morali dei metodi adeguati per affrontare i “cattivi”. I meriti di Sicario, tuttavia, sono due: il primo è che l’interrogazione che pone è retorica, ovvero non richiede risposta perché è un film che ha l’audacia di darla da solo; il secondo è che il limite di “buoni” e “cattivi” è instabile, ma soprattutto mutevole. Questo fa sì che i personaggi siano stimolanti, poiché ognuno è ambiguo, e che il racconto sia determinato e quindi più avvincente. Quando la vaghezza della storia assumerà toni più incisivi, Sicario mostra un’altra faccia; questa spiazzerà lo spettatore, il quale comprenderà tardi, insieme a Kate, il vero disegno che l’ambiguità dei personaggi lasciava presagire.

La fotografia è curata dal direttore di fiducia dei fratelli Coen, Roger Deakins. Insieme a Villeneuve, costruiranno la struttura portante di Sicario con una fotografia eccellente. Il racconto segue Kate e il suo sguardo scrutatore, il quale noterà dettagli che assumono risalto attraverso una fotografia che si concentra sull’atmosfera – lavorando insieme ad altri elementi del film. La scelta di Deakins è quella di realizzare una fotografia particolarmente attenta alla composizione delle inquadrature, con una distribuzione degli elementi della scena in un persistente e quasi ossessivo equilibrio. Quindi, le inquadrature saranno sempre significanti e tutti gli elementi perfettamente dislocati.

La fotografia realizzerà alcune scene particolarmente suggestive, le quali sono un tentativo riuscito di Villeneuve di innalzare il racconto a uno strato più abissale e umanamente più intrinseco. Da questo punto vista, la polvere assume un significato simbolico in più occasioni. Essa è spesso presente, attraverso più sembianze: a volte è semplicemente nell’aria, inquadrata controluce con attenzione, in alcune scene che presagiscono l’inizio delle complicazioni; altre volte, la polvere diventa ingombrante, un deserto infinito, maestoso, terribile. La polvere, il marcio, le complicazioni, diventano così intense da prevalere sull’uomo e sul racconto: la sua quantità domina l’uomo, diventando un deserto maestoso. Quando la storia si dirama e subisce un peggioramento senza uscita, il racconto si inoltra all’interno della polvere: sottoterra, in una cavità che sembra somigliare all’inferno; là sotto, quando si entra nella polvere e questa sommerge e circonda, l’umanità smette esistere.

Ho trovato alcune similitudini con il capolavoro dei fratelli Coen “Non è un paese per vecchi”, il quale condivide con Sicario il direttore della fotografia e uno degli attori, un bravissimo Josh Brolin.  Nel film è presente anche Benicio del Toro, il quale si conferma un ottimo attore di sguardi. La sua presenza è ammaliante e assillante. Il film di Villeneuve sembra quasi il seguito spirituale del film dei Coen, nonostante sia stilisticamente diverso. La morale, invece, è praticamente uguale e conduce dove solo i grandi autori sanno condurre.

Sicario è un racconto sull’ambiguità umana che si prende i propri tempi; Villeneuve realizza un film suggestivo, dove la tensione è percepibile man mano che la storia si dirama. Bravissimi gli attori.

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