Tre manifesti a Ebbing, Missouri

★★★

Mildred Hayes (Frances McDormand) è una mamma la cui figlia è stata stuprata e uccisa da un colpevole ancora ignoto; quindi decide di affittare tre manifesti pubblicitari per criticare l’atteggiamento approssimativo che i poliziotti hanno assunto per la soluzione del caso.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri, nuovo film scritto e diretto da Martin McDonagh, appare come un dramma con sfumature di una commedia grottesca; intenso e complesso, tratta molteplici argomenti profondi con coscienza cinematografica e acume espositivo. La messa in scena non perde mai il controllo ed elargisce molte scene bellissime, frutto di un lavoro autoriale eccellente capace di gestire il bagaglio emotivo della storia attraverso un’abile cognizione di sé, ovvero l’importanza del proprio ruolo di narratore nel quadro del racconto cinematografico; in altre parole, Tre manifesti a Ebbing, Missouri è puro cinema: parecchi elementi, da alcuni dettagli quasi impercettibili ad alcune inquadrature, sono profondi, vigorosi, magnifici.  Sono efficaci, visivamente possenti.

C’è tanta carne al fuoco. L’azione di Mildred innesta una miccia che muta numerose situazioni, sconquassando l’equilibrio di Ebbing. Quando Mildred dimostra il suo dolore tangibilmente, rendendolo pubblico, distrugge la maschera di ipocrisia di Ebbing e i cittadini, vedendo aggredita la loro tacita complicità tanto superficiale quanto immorale, annulleranno la propria stima e pietà verso la donna, ovvero l’impicciona che non si limita a trascurare l’inabilità dei poliziotti ma anzi ne evidenzia le lacune, rovinando la convivenza omertosa dei cittadini; questi, non avranno più necessità di mostrarsi comprensivi verso il dolore di Mildred e quindi, all’istante, la mamma sofferente diventa una sabotatrice dell’equilibrio che va disprezzata.

Mi viene in mente il discorso cinematografico iniziato con Il vento fa il suo giro (Giorgio Diritti, 2007) e proseguito con Il sospetto (Thomas Vinterberg, 2012) della comunità solidale, accecata così tanto dalla propria armonia ipocrita da appoggiare e difendere la collettività con azioni deplorevoli attuate contro la sabotatrice della loro apparenza. La comunità di Ebbing funziona nonostante le persone che ci abitano siano difettose, carenti di quelle caratteristiche emotive necessarie per renderle meritevoli del ruolo che coprono; ci sono poliziotti maneschi e razzisti, dentisti sadici e mamme aggressive e ciniche. L’abilità della sceneggiatura è quella di fare in modo che ogni personaggio principale sia, secondo me, indefinito sul piano etico, poiché tutti compiono azioni maligne, ma queste sono (quasi) sempre motivate; quindi McDonagh fa sì che i tre personaggi principali assumano atteggiamenti equivocabili, con inversioni ripetute tra atteggiamenti positivi e negativi. Tutti affronteranno un doloroso trasferimento da uno schema etico a quello opposto in un percorso di formazione che ambisce al riscatto di sé. Tra manifesti a Ebbing, Missouri è un film sulla espiazione dell’essere umano verso la colpa della propria cattiveria; un viaggio desolante e scettico nella rassegnazione delle persone e la loro capacità di subire e adattarsi al dolore.

Ma ancora, la carne al fuoco è tanta. La sceneggiatura include diversi argomenti, forse un po’ troppi: questo sarebbe un problema se McDonagh non decidesse di svilupparne soltanto una parte. Nel suo film c’è una rappresentazione di ogni minoranza immaginabile, tuttavia la scelta narrativa è quella di lasciare molti giudizi su un piano secondario, quasi superficiale: così facendo crea una copertura fissa sul racconto, una patina immorale e impura che rende ogni cosa sfiduciata, apatica. L’ambientazione rurale della periferia potenzia ogni critica sull’eguaglianza identitaria, mostrando come la società sia sottosviluppata sui principi etici. L’importanza della libertà di parola e di stampa, e la libertà di protestare silenziosamente e senza violenza a Ebbing diventano fatti considerevoli; libertà quasi assodate sono viste negativamente perché guastano le apparenze in un contesto antiquato in cui le apparenze sono tutto, nonostante tutti sappiano i segreti di tutti.

In realtà, McDonagh si diverte a calcare la mano sulla caratterizzazione, a volte grottesca, dei personaggi; così facendo accentua l’intensità del racconto. Per questo mi verrebbe da creare il termine drammone: Tre manifesti a Ebbing, Missouri strappa diversi sorrisi, tuttavia ha diverse scene dal carico emotivo spropositato, a volte probabilmente esagerato, ma sempre splendidamente diretto. Ci sono tanti personaggi e accadono tante vicende; mi è piaciuta la struttura che si precipita nel nocciolo sin dall’inizio per poi dispiegare i personaggi e le loro vicissitudini; quindi, solo a film inoltrato i personaggi vengono decifrati e capiti.

I tre personaggi principali sono interpretati da tre grandissimi attori che danno ancora prova del loro talento. Frances McDormand è una mamma distrutta ma una donna determinata; non vuole solo giustizia ma anche vendetta, questo rende il suo personaggio schietto anche negli intenti, oltre che nel carattere. McDormand è completamente immersa nella parte. Sam Rockwell interpreta ancora il pazzo e Woody Harrelson interpreta ancora il poliziotto buono, tuttavia la scrittura è brillante e dona a entrambi profili caratteriali inediti, stravaganti, insoliti. Ci sono diversi colpi di scena che davvero non ci si aspetta, poiché Tre manifesti a Ebbing, Missouri si muove con sicurezza nel proprio racconto, consapevole di quello che vuole dirlo e come vuole farlo.

McDonagh padroneggia completamente il film, rendendo Tre manifesti a Ebbing, Missouri un’opera che sembra essere stata concepita sin nei minimi dettagli, dalle inquadrature ricercate (bellissima quella iniziale che mostra la stazione di polizia attraverso la vetrina) all’uso meraviglioso delle musiche (l’inizio sembra presagire una storia epica e a volte ho avuto l’impressione di vedere un western). I tempi delle scene, le quali si prendono la giusta durata per esprimersi nel loro modo esatto (la macchina di polizia che percorre la strada tra un manifesto e un altro, senza tagli), e il finale così inaspettato, audace ed efficace. Tre manifesti a Ebbing, Missouri non è un film perfetto: alcune scene sono bruttine perché calcano troppo la mano e ci sono alcune coincidenze narrative che stonano con l’insieme, tuttavia il film di McDonagh è capace di offrire un validissimo spettacolo cinematografico, dove la storia si serve della finzione filmica per essere stravagante e la messa in scena è precisa e distintiva. Ma nella sua imperfezione, tutto coincide e (quasi) ogni cerchio viene chiuso.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri è un drammone grottesco e intenso. Da vedere, assolutamente.

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