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Jackie

★★★

Attraverso tre archi temporali, Jackie racconta gli avvenimenti attorno all’assassinio del presidente John F. Kennedy attraverso il punto di vista di sua moglie, Jacqueline “Jackie” Kennedy.

Il film Jackie, diretto dal regista cileno Pablo Larraín, non è un biopic consueto. Nonostante convogli il racconto in direzione di un avvenimento specifico, l’intento, assolutamente ottenuto, è quello di aspirare a un ritratto integrale di una donna nel momento più difficile della sua vita. Quindi, posta davanti alla figura celebre della First lady, una figura necessariamente pubblica, pertanto costretta a un atteggiamento misurato e all’espressione calcolatrice, troviamo una donna smarrita, totalmente, che tenta inutilmente di pulirsi da dosso il sangue raffermo del marito morto assassinato e vaga disorientata nella casa vuota, svuotata dall’assenza di quella figura fondamentale della sua vita. Quest’ultima scena descritta ha un’intensità sconcertante, poiché Larraín prima spoglia la persona influente dalla sua notorietà, poi spoglia la donna (l’essere umano) dalle sue schermature sociali, mostrando una figura con una parvenza annientata dall’idea di completa e assoluta solitudine.

Portman, a volte irriconoscibile per quanto immersa nella parte, è straordinaria a interpretare le gradazioni caratteriali di un personaggio variegato, il cui unico scopo è quello di frenare l’avanzata della storia per avere il tempo necessario di commemorare la grandezza del suo uomo – diversa dalla grandezza del ruolo influente di cui si era gravato. Il mondo vuole proseguire, mentre Jackie impiega atteggiamenti talvolta capricciosi e talvolta viziati per assecondare il proprio egocentrismo, risoluta nella propria convinzione di concedere alla popolazione e alla storia un funerale prestigioso, degno di suo marito.

È sia incredibile che angosciante vedere Portman ora gracile ora irruente, perché Larraín è bravissimo a esporre la personalità di Jackie (personaggio) attraverso un punto di osservazione che mostra più facciate della donna, rendendola una persona con molte tonalità, sia positive che negative, sia forti che fragili; così facendo la descrizione caratteriale è spesso contraddittoria, quindi naturale e sincera. Per questo la sua tecnica narrativa appare quasi unica: la metodologia di Larraín predilige la personalità dell’individuo nel contesto, senza dimenticare l’influenza storica del suo nome. Lui, in quanto autore, è interessato al potenziale cinematografico della storia, infatti il suo è un punto di vista di una figura invadente e asfissiante che perseguita i suoi personaggi fino a vederli crollare.

Tecnicamente Jackie è uno spettacolo puro in cui la richiesta cinematografica di dramma viene soddisfatta da una tensione sicuramente accentuata.  La narrazione è scompigliata e provocatoria, pregio di un montaggio frenetico che si uniforma ai continui cambi temporali della storia. C’è isterismo in Jackie, poiché, anche se non è dispersivo, sicuramente appare come spezzato. Il film colpisce persistentemente con i propri stati di emotività, alternando scene dolorose ad altre quasi irreali; altre ancora sono imprevedibili, come quelle dell’intervista-seduta di psicoanalisi, dove il giornalista (Crudup) provoca l’intervistata e da essa viene azzannato.

La fotografia di Stéphane Fontaine non può che prediligere la camera a mano per essere movibile e inseguire l’instabilità mutevole dei personaggi. Splendidi i primi piani singoli, nel cui quadro è chiuso un unico personaggio che si rivolge a un interlocutore, dietro la cinepresa. In generale le inquadrature di Jackie sono particolarmente curate, anche nell’imprecisione di alcune di esse, dove le immagini sembrano mescolarsi con il dolore inesprimibile della situazione. Proprio nella componente visiva c’è da fare un ultimo appunto, visto che ho trovato di successo la scelta di alternare in alcune scene i veri filmati d’epoca, in modo da contestualizzare ulteriormente la situazione.

Jackie somiglia a un ritratto dipinto a turno da tanti pittori. Al centro del quadro, la figura di una donna che ci guarda con un’espressione di dolore.

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