Annientamento – Annihilation

★★★★

Dopo essere scomparso per un anno durante una missione, Kane (Isaac) ritorna dalla moglie Lena (Portman); ma è strano, sembra distante. Quando improvvisamente si sente male, Lena viene presa in custodia e scopre dove fosse finito il marito: all’interno dell’Area X, un’aria circoscritta costruita da una misteriosa cupola aliena. Nonostante tutte le squadre che vi siano inoltrate non hanno fatto ritorno, Lena decide di entrare nell’Area X insieme ad altre quattro specialiste per fare chiarezza.

Nel modo in cui avviene nel bellissimo romanzo Stoner di John Edward Williams, nel quale viene riportata la trama integrale del racconto sin dalla prima pagina, spiattellata sin nei dettagli, anche in Annientamento di Alex Garland ogni sviluppo viene riferito sin dalla prima scena; ma poco importa. Williams accolse la sfida e la vinse, riuscendo a scrivere un romanzo magnifico nonostante il lettore sapesse già tutto, e con lui Garland, perché a modellare l’esperienza artistica non sono i semplici avvenimenti, ma la loro consequenziale elaborazione, che in questo caso avviene attraverso numerose rifiniture ideate da una conscia acutezza narrativa che si muove insieme al progresso della storia.

Annientamento, uniformandosi alla moderna corrente fantascientifica cinematografica, della quale Garland ne è un autorevole esponente, si occupa di fantascienza mentre illustra e approfondisce argomenti più razionali ed esistenziali. È imprescindibile ritrovare il suo film d’esordio (da regista), quell’Ex Machina che descriveva perfettamente l’indagine analitica sul concetto di essere umani effettivi. Ora Garland migliora e Annientamento fa da eco maturata della sua opera prima, poiché qui sfrutta l’irrazionalità della fantascienza per confrontarsi e materializzare i sentimenti umani con espedienti insoliti per il genere.

Annientamento più volte somiglia a un meraviglioso incubo onirico che non si capisce del tutto. Proprio come la sfarzosa scena surreale di The Neon Demon di Nicolas Winding Refn, qui abilmente citata, anche Garland gioca con l’immagine cinematografica, frantumandola, e con lei Annientamento conquista scene di assoluta consapevolezza e bellezza, nelle quali il cinema diventa un’esibizione genuina. La fantascienza irrazionale che incontra e mette alla luce la natura umana, con le proprie debolezze e paure, si pone parecchi quesiti esistenziali che rimarranno senza risposta; poco importa, perché la forza di Annientamento è nella sua indeterminatezza.

Il film analizza diversi argomenti impegnativi, tuttavia lo fa con intelligenza poiché li incorpora nel racconto. Anche la presenza delle donne come protagoniste non diventa mai distintivo: sono cinque personaggi, niente di più. Loro, cinque donne caratterialmente distrutte per diversi motivi, presto si disorienteranno in un ecosistema ostile e confonderanno le distinzioni morali in un tumulto che mi ha ricordato La cosa di John Carpenter. Da amiche a nemiche, in un rovesciamento di ruoli non lontano da quello che accade in The descent di Neil Marshall, dove il significato di mostro assume più raffigurazioni, sia umane che più spaventose.

Non a caso, parlando di Annientamento si menzionano film horror, poiché il film di Garland li riprende sicuramente nella struttura e in alcune scene, le quali non risparmiano la visione di corpi mutilati. Di certo non è un film horror, tuttavia è stimolante osservare come Garland giochi e mescoli i generi per intraprendere il proprio percorso sulla consapevolezza identitaria, dove appunto il concetto di essere umano si avvicina alla componente corporea, in un contesto dove chi desidera l’umanità imita le fattezze umanoidi e chi invece se ne allontana vede il proprio corpo frantumarsi.

Il contenuto più eccitante di Annientamento è osservare le motivazioni e le ripercussioni che hanno spinto le cinque protagoniste ad andare in questa missione suicida. A questo punto, c’è un richiamo al titolo Annihilation (Annientamento, ma anche Annichilimento o Annichilazione, il processo fisico che vede l’incontro di due particelle, quindi forse nella traduzione si è perso il gioco di parole) perché qualcosa nelle loro esistenze si è distrutto a tal punto di spingerle a inoltrarsi ai confini dell’umanità, dove la loro incolumità è ad alto rischio. Le attrici sono tutte bravissime: Natalie Portman dimostra ancora una volta la sua bravura (perfetta nell’accoppiata con Oscar Isaac); impossibile non citare anche Jennifer Jason Leigh, Gina Rodriguez e Tessa Thompson.

Un difetto eccezionale si incontra in una lontana somiglianza con un capolavoro del genere fantascientifico degli utili anni: Arrival di Denis Villeneuve, da cui Annientamento sembra fare razzia di alcune idee (la narrazione alternata presente-reminiscenze e altre similitudini), tuttavia il film di Garland è tratto dal libro omonimo di Jeff VanderMeer (primo di una trilogia) pubblicato nel 2014, mentre il film di Villeneuve è del 2016, quindi suppongo sia impossibile decretare chi abbia depredato da chi; ciò nonostante è indubitabile pensare che ogni film di fantascienza d’ora in avanti dovrà tener conto di Arrival.

Annientamento è un’esperienza che annichilisce totalmente. La prima parte è coinvolgente, ma solo nella seconda Garland mette in scene il meglio della storia elargendo scene di autentica bellezza cinematografica. E non parlo solo visivamente, nonostante la fotografia di Rob Hardy crei panorami splendidi, con le luci abbaglianti e i colori vivaci, ma soprattutto intellettualmente, in un gioco visionario e spaventoso.

Annientamento è una combinazione di generi; il risultato somiglia a un meraviglioso incubo. 

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