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Your Name.

★★★½

Taki Tachibana, un ragazzo che vive a Tokyo, e Mitsuha Miyamizu, una ragazza che vive in provincia ma che sogna di vivere in città, si ritroveranno, accidentalmente e in giorni casuali, l’uno nel corpo dell’altra.

Ho trovato delle similitudini tra questo film anime e il romanzo 1Q84 di Haruki Murakami; niente di veramente somigliante, sono due opere totalmente diverse; ciò nonostante è possibile scorgere dei rimandi: la coppia di protagonisti lontani tra loro, l’importanza dei corpi celesti nelle due storie, le esplorazioni nella sessualità.

Your name. di Makoto Shinkai però procede su piani narrativi più fantasiosi (nonostante l’opera di Murakami non sia così credibile, almeno sotto certi aspetti); anzi, l’autore trae qualsiasi ricavo drammatico dall’irrazionalità della sua opera, per il bene del dramma e dell’intrattenimento; quindi assistiamo a sviluppi e colpi di scena fondati su un background narrativo scarsamente giustificato.

Importa poco, perché il risultato canalizza l’attenzione dello spettatore, proprio sfruttando la libertà di poter svolgere la narrazione in modo da farla funzionare al meglio. Your name. è un film anime furbacchione, poiché usa espedienti astuti per appassionare. È un susseguirsi di varie tecniche narrative (dal deus ex machina alla tecnica della pistola di Čechov), ma senza spiegazioni plausibili. Insomma, il sogno di ogni narratore.

Your name. non è una specie di pasticcio caotico, anzi ha una sua coerenza. È un film anime con parecchi simbolismi, alcuni dei quali particolarmente riusciti, a partire dal confronto sessuale. La comprensione dello scambio ha origine dai tratti distintivi sessuali: quindi Taki (lui) scoprirà subito di avere le tette (divertenti le gag che le riguardano), mentre Mitsuha (lei) si sconvolgerà di ritrovarsi il pene. La diversità delle reazioni, e delle relativa gestione di essere, improvvisamente, dell’altro sesso, evidenzia la discrepanza conoscitiva di sé dei due sessi.

Le regole che Mitsuha impone sono restrittive soprattutto nell’uso del corpo, mentre le regole di Taki sono sicuramente più pratiche, relative ai soldi e fondate sull’onore. C’è quindi una rilevazione riguardo le priorità dei sessi, dove la donna è inquadrata ancora sotto una considerazione smisurata, con un corpo sacro e inaccessibile. Mentre l’uomo è violabile, il suo corpo più terreno e volgare. Una differenziazione necessaria per rispettare i precetti culturali.

Ci sono osservazioni più stimolanti sulle differenze sessuali, come il discorso appena abbozzato sullo scambio di genere, con Mitsuha che desidera essere Taki nel momento in cui quest’ultimo è tenuto a fare l’uomo, e non essere semplicemente Taki. Tuttavia è momento breve soltanto accennato, il quale anzi disorienta anche a causa dell’imminente colpo di scena.

Per il resto, i discorsi sulle differenze dei sessi sono soprattutto marginali e soffrono di qualche cliché del genere (anche se non tutte). D’altronde l’espediente dello scambio dei corpi è stato abbondantemente adoperato in numerose opere di fantasia, soprattutto cinematografiche, quindi è una formula ormai consolidata.

La differenza del film anime di Shinkai è apparire elaborato e coinvolgente, mostrando la ricchezza di vite ordinarie e i motivi per i quali esserne orgogliosi. È la celebrazione della normalità, un film anime sul potere del subconscio e sull’esaltazione dell’istinto; il quale rimane ormai dormiente, in una società che invece predilige l’omologazione e incomunicabilità.

Your name. è un film anime sulle opportunità che la vita ci offre per avere stima di noi stessi. Shinkai inquadra spesso porte che si aprono e chiudono, scorrono come scivolano le possibilità e i cambiamenti. Le porte sono sinonimi di scambi e aperture: un modo palese per mettere in risalto sia le differenze culturali tra i due mondi (provinciale e centrale), sia per sottolineare le variazioni quotidiane; le alterazioni nella vita che appaiono frivole ma che nascondono grandi opportunità di cambiamento.

Your name. ha letteralmente sbancato, diventando il quarto film con l’incasso più alto nella storia del cinema giapponese, superando anche La città incantata di Hayao Miyazaki. È inutile discutere se ne sia degno, e anche inappropriato: il pubblico ha già deciso. Ciò nonostante aggiungo che, nonostante alcune mancanze, questo è un film anime che mi ha sicuramente coinvolgo ed emozionato. Alla fine, lascerete scorrere increduli i titoli di coda, sotto le note della canzone di Nandemonaiya dei Radimps.

Your name. è un film diviso in due: la prima parte fa ridere, la seconda è emotivamente più impegnativa. È un film che coinvolge per la propria immediatezza, con il suo stile da tipico anime pop moderno. Tecnicamente è straordinario, con disegni meravigliosi, impreziositi da tantissimi dettagli. 

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