A quiet place – Un posto tranquillo

★★

Con A quiet place, John Krasinski cerca di mettere in scena un thriller fantascientifico sullo sfondo di un dramma familiare; il problema fondamentale è che si dimentica si scrivere la trama: infatti il suo film si ferma al soggetto, il quale è sicuramente d’effetto, ma non basta certamente per mandare avanti un film di 90 minuti (abbondantemente annacquati). A quiet place sembra un mediometraggio incredibilmente diluito, nel quale l’idea ossessiva di fare-silenzio-per-sopravvivere diventa presto ridondante.

Krasinski sembra incapace di sfruttare il suo soggetto (in cui crede evidentemente tanto), infatti imposta il suo film come un lungo trailer composto da scene eccessivamente teatrali che puntano alla spettacolarizzazione: un esempio su tutte, la scena in cui la famiglia si saluta sotto un tramonto da cartolina, accompagnata da un sottofondo musicale (ovviamente) malinconico. Ebbene, A quiet place è presuntuoso e crede eccessivamente nella propria presentazione, così tanto da dimenticare di inserire contenuti sotto di essa. Ma basta che lo spettatore si fermi a pensare perché trovi una serie di buchi nella trama e finzioni eccessive persino per un film che punta al puro intrattenemmo.

La mano insanguinata che sbuca dal nulla per lasciare l’impronta sul vetro non ha senso, tuttavia in quel determinato contesto faceva sicuramente effetto ed è stata inserita; ovviamente, escludo dalla mia critica il movimento ormai ampiamente abusato di spostare lentamente la testa verso il rumore che si percepisce alle proprie spalle, perché mi sembra come sparare sulla croce rossa; però inserisco la lavagna magnetica, su cui si potrebbero scrivere informazioni importanti o curiosità scoperte sugli alieni, mentre si elencano una serie di informazioni inutili e banali a beneficio dello spettatore (ALIENI – NON FARE RUMORE).

L’ho detto sopra, e mi ripeto: A quiet place è un lunghissimo trailer. Scritto male, perché ripetitivo e superficiale, ma soprattutto perché contiene dialoghi di una retorica agghiacciante: la bambina che ripete “Non funzionerà, non funziona mai“, quindi scoppia a piangere e picchia, frustrata, il padre, suona davvero male. Il tutto imbastito dalla musica, ovviamente: se non puoi fare rumore né inserire dialoghi (per fortuna non ce ne sono troppi), inserisci la musica. Una musica costante, anche fuori contesto. Così facendo, la musica presto finisce per appesantire la visione. Invece sono coraggiose e affascinanti le scene in cui Krasinski appesantisce il silenzio, quando lo rende ingombrante, un suono che rimbomba, ma non è stato abbastanza coraggioso da creare l’effetto per 90 minuti.

La superficialità di scrittura imbastisce un film incoerente anche nella narrazione: non si capisce il volume del rumore che gli alieni possono percepire, poiché una volta un personaggio schiocca le dita senza conseguenze, mentre in un’altra scena si sta attenti anche a strizzare i vestiti umidi (addirittura?). In effetti è curioso vedere alcuni dettagli adottati dalla famiglia per essere quanto più silenziosa: camminano scalzi, non usano stoviglie, addirittura utilizzano lembi di lana come pedine del Monopoli per non rischiare di provocare quel suono sordo quando spostano le pedine nelle caselle (addirittura?); però questi dettagli sono marginali e presto vengono accantonati.

Inoltre, c’è il discorso “ispirazione”, per così dire, in quanto ho notato una certa somiglianza con alcuni elementi della trama del videogioco di The last of us, ambientato in un mondo postapocalittico in cui un fungo ha infettato le persone trasformandoli in una sorta di zombie; nel terzo stadio dell’infezione si “diventa” clicker, ovvero degli esseri ciechi con un senso dell’udito particolarmente sviluppato (…). Questo ovviamente obbliga i protagonisti a un silenzio assoluto nella presenza degli infetti per non rischiare di essere attaccati.

A quiet place non è abbastanza intelligente da sfruttare con capacità il proprio soggetto. Non c’è nessun tipo di approfondimento al contenuto, soltanto un vago accenno all’impossibilità di esprimere le proprie sensazioni (urla di dolore, risate sguaiate) da esseri umani, tuttavia viene completamente ignorato il discorso sulle barriere architettoniche: la bambina è sorda, quindi non può percepire quanto rumore può provocare. Ma niente, a Krasinski non interessa. A lui non interessa niente. Ultimissimo appunto: bravissima Emily Blunt.

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