Recap 2018

Ammetto che questo articolo non era in programma sino a poche ore fa. A convincermi definitivamente di scriverlo, non è stato né il divertimento scaturito dall’idea di ripercorrere quest’ultimo anno cinematografico né la pubblicazione di articoli simili da altri “colleghi” blogger – pubblicazioni che hanno risvegliato in me uno strano senso di colpa verso il blog e i suoi lettori; ma niente di tutto ciò, a convincermi è stato il grazioso sito che permette di costruire collage che mi ha permesso di decidere le locandine più belle tra film che ho visto quest’anno – escludendo A quiet place, che ho inserito soltanto per attirare lettori.

Eviterò di giustificarmi (verso me stesso) per la quantità esigua di film che ho visto, poiché è meno di quella che avrei voluto (poco più di un centinaio). Colpa mia, colpa dello studio, colpa degli impegni, colpa mia, colpa delle distribuzioni italiane. Tuttavia, ho visto film di ogni tipo e devo ammettere che resto soddisfatto delle scelte compiute. Per la varietà dei film che ho visto, ho pensato fosse limitante offrire un’unica lista dei dieci film più belli, anche perché già la vita è piena di scelte difficili e non mi andava di scegliere anche ora. Per questo, ho diviso i film per categorie e la quantità di film inseriti in ognuna di esse dipende unicamente da me stesso. Per questo, ci sono 20 film belli, 2 bruttissimi, etc. Attenzione: l’articolo è basato sui film che ho visto durante quest’anno, quindi non tutti i titoli presenti sono usciti nelle sale (o su Netflix) nel corso del 2018.

Ultimissima premessa: sono iscritto a Letterboxd, un social network cinematografico che permette di tenere un diario dei film visti, dargli voti e cuoricini, o scambiare opinioni con altri spettatori. Se dovesse interessarvi l’elenco di tutti i film che ho visto, cliccate qui.

I BELLI 

Roma di Alfonso Cuarón – Di questo film potrei scrivere cento articoli e probabilmente sarebbero tutti diversi, questo grazie alla quantità di dettagli e simbolismi che nasconde la narrazione (tipo, nell’articolo ho omesso completamente il discorso della cacca del cane, a parer mio molto importante). Un film bellissimo e monumentale, di quelli che fanno scoppiare la testa.

First reformed di Paul Schrader – Apprezzo particolarmente quando il cinema si impone come tavolo di discussione di argomenti importanti – e apprezzo ancora di più quando i suddetti film non si limitano a menzionare gli argomenti ma li approfondiscono, li esplorano, li smontano, per capirli. First reformed è un film che viviseziona argomenti anche molto complessi, riuscendo però a compiere un ritratto perfettamente coerente e compiuto.

Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos – Avevo iniziato a vederlo con la convinzione di scriverci su, finché poco dopo l’inizio non ho posato carta e penna (prendo appunti se devo scrivere su un film) per godermi la visione senza distrazioni (e spaventato dall’idea di scriverci su). La caratteristica che più apprezzo nel cinema è l’ambizione e Il sacrificio del cervo sacro è un ottimo rappresentante di questa qualità. È un film completamente matto, ma di quella pazzia calma (la pazzia hanekiana) e verosimile. Un filmone.

Les garçons sauvages (The wild boys) di Bertrand Mandico – Comprende alcune caratteristiche del film di Lanthimos, però il film di Mandico appare più folle e più ambizioso. Anche qui sono pentito di non averci scritto su un articolo: Les garçons sauvages è un film allucinante, in cui ogni elemento, dalla scenografia, alla fotografia, alla mesa in scena, rappresenta una scelta artistica precisa per offrire uno spettacolo surreale e stimolante. Guardando Les garçons sauvages, ho avuto la folle impressione che un regista abbia viaggiato nel tempo, sia tornato nel periodo dei primi anni dopo la nascita del cinema, quando era più espressivo, e abbia girato un film.

Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher – Tra quelli che ho visto, Lazzaro Felice è sicuramente il film italiano più bello dell’anno. Quest’anno ho imparato ad apprezzare la dolcezza di un racconto minimalista anche grazie a film così, che con il suo modo di raccontarsi riesce a coinvolgere lo spettatore. Lazzaro felice si mostra e si nasconde.

Hereditary di Ari Aster – Come blogger faccio abbastanza desiderare: vado alle anteprime dei film senza scriverci su un articolo. Il filone di alcuni film horror degli ultimi anni (It Follows, Get out, Babadook) mostra come questo genere si stia umanizzando. Hereditary è un dramma familiare mascherato da horror spaventoso, o viceversa. Aster costruisce un’atmosfera in grado di inquietare con pochissime costruzioni. Toni Collette immensa.

Dogman di Matteo Garrone – Immagino quanto si sia offeso Dogman quando ho definito Lazzaro Felice il film italiano più bello dell’anno ma questo non è un confronto (e sarebbe comunque impossibile farlo). In realtà, il cinema italiano ultimamente è bello sempre più spesso. Dogman è il ritratto di un’Italia esclusa, del microcosmo della periferia, degli italiani carnivori (molto meglio di Il vizio della speranza – spoiler: non presente in questo articolo). Bella la fotografia con alti contrasti, Marcello Fonte è perfetto.

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Swiss army man di Daniel Kwan e Daniel Scheinert – La visione di questo film è stata una vera sorpresa. Voglio inserirlo tra i film belli di questo 2018 e non tra le menzioni speciali (che troverete dopo) perché Swiss army man mi ha divertito e sorpreso come ormai pochissimi film riescono a fare. È il cinema che non si prende troppo sul serio (nello stesso modo in cui provo a essere uno spettatore qualsiasi) e va visto staccando completamente la spina. Una volta fatto ciò, troverete comunque un film incredibilmente significativo. Lo trovate su Netflix.

The Witch di Robert Eggers – La somiglianza con Hereditary è più che marcata, ma senza che quest’ultimo (uscito dopo) abbia copiato il film di Eggers. Anche questo è un horror, anche qui abbiamo una famiglia, anche qui gli sviluppi sorprenderanno (mi piacerebbe mostrarvi due inquadrature nei rispettivi finali, molto simili tra loro). The Witch è un film lento (che non vi venga in mente di vedere tale caratteristica come un difetto!) e incredibilmente ansiogeno. Consigliatissimo.

A ghost story di David Lowery – A dispetto del titolo (Una storia di fantasmi), non ci troviamo di fronte a un altro horror ma a un altro film ambizioso che ha saputo catturarmi con la propria messa in scena. Un racconto minimalista dagli sviluppi monumentali; un film stimolante, profondo, in grado di sfruttare l’irrazionalità del cinema.

Paterson di Jim Jarmusch – Eccolo qui, probabilmente il mio film dell’anno. In Paterson è stata catturata la tranquillità della vita e l’amarezza dei drammi quotidiani. Per me è un film incredibilmente espressivo e stimolante ed è stupefacente come Jarmusch sia riuscito a catturare tutto ciò. Dolcissimo, naturale. Adam Driver è uno dei migliori attori che abbia mai visto recitare.

Happy end di Michael Haneke – Il regista austriaco non le manda certo a dire. Un altro dramma familiare, più simile a Il sacrificio del cervo sacro (se proprio vogliamo fare delle similitudini) perché come il film di Lanthimos riesce a costruire un’apparenza tanto normale quanto fasulla. Un film che sa essere inquietante come l’arte più provocatoria. Vado matto per film così apparentemente normali ma segretamente folli.

La ballata di Buster Scruggs di Joel Coen ed Ethan Coen – Eccoci alla resa dei conti con me stesso: io che scrivo di un film dei fratelli Coen. La ballata di Buster Scruggs è un inno al cinema, un western che omaggia i classicismi del genere; i Coen prendono i concetti classici e li trasformano, li distorcono, con la loro profonda cultura cinematografica. Visivamente è magnifico, ovviamente: le inquadrature sono stilizzate, curate in ogni dettaglio; i personaggi tipici coeniani, degli scemi grotteschi che subiscono la vita. Vedo La ballata come una raccolta di racconti che non hanno il pretesto di voler per forza insegnare qualcosa (nonostante abbiano la loro morale). I Coen non si prendono sul serio e riescono a ridicolizzare e ridicolizzarsi. Se il linguaggio filmico copre, spesso, il senso e il valore di un’opera, a me sembra che i fratelli si nascondano sotto più strati – ma non vogliono per forza che lo spettatore scavi, e nel caso lo spettatore scavasse, probabilmente non troverebbe niente.

L’ordre et la morale di Mathieu Kassovitz – Fresco di visione (l’ho visto soltanto stamattina), non vedevo un film così solido da molto tempo. La regia di Kassovitz è impeccabile e riesce a tenere sempre il controllo del racconto, soprattutto quando vengono aggiunte altre situazioni al quadro generale, quindi tutto inevitabilmente si complica. Una storia sulla guerra, un racconto spietato sulla politica che generalizza. Un film davvero bello.

I segreti di Wind River di Taylor Sheridan – Sheridan si sposta dietro la macchina da presa e da “semplice” sceneggiatore (Sicario, Soldado) diventa sceneggiatore e regista in questo thriller incredibile ambientato nella natura, sia umana che selvaggia. L’aspetto più entusiasmante del film è il quadro generale dell’opera, poiché si scopre lentamente, finché giustamente non esplode nello stomaco dello spettatore. I toni registici di Sheridan, nonostante la discontinuità (che perdoniamo poiché è un esordio), mostrano già una personalità nel gestire i tempi e le atmosfere di un genere, quello thriller, tra i più difficili da mettere in scena.

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The square di Ruben Östlund – Per la terza volta in questo recap propongo un film che mostra la realtà attraverso una lente che ne distorce i lineamenti. Ma a differenza di Haneke e Lanthimos, Ostlund resta, apparentemente, con i piedi più saldati per terra. The Square sembra una mostra d’arte, senza che questa caratteristica sia legata al suo argomento. Una carrellata di personaggi e situazioni che sfiorano sempre il grottesco, senza mai arrivarci, così da mostrare allo spettatore una realtà perfettamente verosimile ma anche incredibilmente surreale. Un film sulle apparenze e un ritratto necessario (e richiesto) sulla società moderna.

Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson – Il cinema ha bisogno di figure autoriali che impongano la loro presunzione artistica. Conosciamo la fama di PTA, ma secondo me lui è artisticamente meno presuntuoso di altri autori con una fama meno fanatica (Quentin? Lars? Alfred?); tuttavia, per fortuna il suo carattere vanitoso si sposa perfettamente con le sue opere monumentali sulla natura umana. Il filo nascosto è un’opera sulle debolezze e le forze dell’amore, sui compromessi per tenere vivo un rapporto. Ma Il filo nascosto è cento altre cose, un filmone immenso. La superbia di PTA fa bene al cinema. E a noi.

Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino – In quest’anno trovo delle ripetizioni nei temi o nei modi nei film che propongo. Il film di Guadagnino è caratterizzato da un minimalismo difficile da ricostruire, perché fatto di piccoli dettagli e sensazioni passeggere. Il potere di questo film è riuscire a trattare un tema così enorme e (mai troppo) abusato come l’amore con una consapevolezza tale da non risultare mai scontato. Rare volte ho visto l’amore trattato con così tanto rispetto e naturalezza come in questo film. Se vi è piaciuto vi consiglio di recuperare Unrelated di Joanna Hogg.

The manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh – Un drammone (come ho scritto nell’articolo) con un racconto solidissimo, raccontato con una precisione quasi maniacale. Tanti bei personaggi e tante vicende, alcune piuttosto fuori di testa, per un film sulla colpa e sulla sua espiazione. Nell’articolo scrivo: “Un viaggio desolante e scettico nella rassegnazione delle persone e la loro capacità di subire e adattarsi al dolore“. Un pugno nello stomaco con tre grandissimi attori: Frances McDormand, Sam Rockwell e Woody Harrelson.

LE DELUSIONI

A quiet place di John Krasinski – A parer mio, il film sembra un lungo trailer. Non c’è storia e il film si ferma al soggetto. Penso che Krasinski non abbia avuto il talento necessario per poterlo sviluppare e poi domare l’idea (comunque interessante) di fondo, quindi A quiet place mi è sembrato piatto, ripetitivo e banale. Per approfondire la mia opinione, vi rimando all’articolo che ho scritto.

Deadpool 2 di David Leitch – Senza girarci troppo intorno, l’ho trovato più fiacco del primo capitolo. Semplicemente, non mi sono sentito soddisfatto della visione, nonostante volessi soltanto divertirmi. Pensavo e speravo che questo secondo capitolo fosse più folle del primo, invece l’ho trovato più convenzionale e meno irriverente. Lo rivedrò per dargli una seconda possibilità.

El topo di Alejandro Jodorowsky – La visione più difficile di questo 2018 (nonostante abbia visto anche titoli di Giorgi Shengelaia, Pere Portabella e Béla Tarr), questo perché El topo è, secondo il mio punto di vista qualsiasi, troppo indefinito e no sense. In questo caso, il mio punto di vista non è riuscito a entrare nel film, quindi anche leggendo alcune interpretazione voglio ammettere che El topo non mi è piaciuto.

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Downsizing di Alexander Payne – Il problema non è nemmeno il fatto che il trailer lasciava pensare che Downsizing fosse tutt’altro film, ma che alla fine dei conti non si capisce bene la sua fisionomia finale. Ci sono troppi elementi, anche inseriti malamente e tutto, alla fine, risulta troppo disordinato e indefinito. Inoltre, ho detestato gli stereotipi che mi hanno irritato e spinto addirittura a dividere la visione in due. L’attrice Hong Chau interpreta la solita straniera con l’accento straniero tra attori americani, mentre Christoph Waltz interpreta ancora la caricatura di Hans Landa. Direi basta così.

Suburbicon di George Clooney – Il film è esattamente ciò che ti aspetti da un dramma scritto dai fratelli Coen (chissà in che percentuale) che tenta di imitare il loro stile. Il genere coeniano sembra ormai realtà (vedi la serie Fargo), tuttavia non è cosa di Clooney. Peccato, perché Clooney regista mi è sempre piaciuto (a parte in Monuments Men). In Suburbicon invece si perde nell’imitazione, non riuscendo però a ricreare l’atmosfera che avrebbe voluto.

I BRUTTISSIMI

Come un gatto in tangenziale di Riccardo Milani – Il cinema italiano è capace di sfornare titoli di una bruttezza immonda, ma soltanto perché siamo fortunati a non aver mai la possibilità di recuperare i titoli minori delle altre nazioni. Questa categoria nemmeno volevo inserirla nell’articolo dato il mio profondo rispetto verso il cinema, ma alcuni film meritano la gogna. Nonostante la cima del podio che decreta il film più brutto che abbia mai visto resti ancora occupata da Questione di karma, Come un gatto in tangenziale è altrettanto privo di contenuti. È una commedia che non fa ridere in cui gli attori vagano nelle scene inutili e noiose. A peggiorare le cose sono i luoghi comuni largamente abusati.

Animali fantastici – I crimini di Grindelwald di David Yates – Ad affiancare il regista dei peggiori capitoli della saga di Harry Potter arriva J.K. Rowling stessa che, per quanto sia un’ottima scrittrice, non è una sceneggiatrice. Un film confusionario, noiosissimo e inconcludente. Un capitolo di passaggio senza capo né coda, così tanto da avermi fatto venire il dubbio, durante la visione, di essermi perso un ipotetico capitolo intermedio e che stessi in realtà vedendo il terzo film della saga (storia vera). Scritto malissimo, diretto confusamente. Non si capisce chi sia il protagonista, non si capiscono gli sviluppi e ancora devo capire quali siano questi famosi crimini del titolo.

MENZIONI SPECIALI 

Bagdad café, per i visionari che vogliono evadere,

Mimì metallurgico ferito nell’onore, per i rivoluzionari che vogliono ridere e piangere,

Girl asleep, per le amanti di Wes Anderson,

Un anno con tredici lune, per i tormentati dalla vita e dall’amore (a patto che non siano vegetariani e abbiano lo stomaco forte),

Poetry, per chi cerca ispirazione,

The martian, per chi cerca una motivazione,

The big sick, per noi (giovani) trentenni,

Giovani si diventa, per i quarantenni che non si sentono più giovani,

Fucking in love, per chi cerca un documentario sul sesso senza peli sulla lingua,

Virgin mountain, per chi si sente solo,

Brothers of the night, per chi si sente sfortunato,

On body and soul, per quelli che si sentono soli,

A bittersweet life, per chi è valoroso,

Notti magiche, La forma dell’acqua, Un sogno chiamato florida, per i sognatori.

 

 

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