La favorita

★★★★

La splendida sequenza finale, che sovrappone due inquadrature e, infine, svanisce a favore di una terza ben precisa, chiarisce l’indole più autentica del film di Yorgos Lanthimos, il nocciolo che muove ogni cosa: l’infantilismo. A persuadere, convincere, manovrare, persone e situazioni non è però un infantilismo nella sua connotazione graziosa, ovvero quello che si combina con l’ingenuità, ma invece è un infantilismo rozzo e malvagio. Un infantilismo capriccioso. La favorita racconta la competizione del e per il potere, Lanthimos però la fa apparire come una specie di bambinata.

Il tipico cinismo di Lanthimos qui fa proprio un mondo – quello nobiliare in costume – che di solito preferisce una rappresentazione elegante, raffinata, mentre in La favorita, nonostante le sontuose ambientazioni e i costumi vistosi, i personaggi risultano sgradevoli: i trucchi li fanno apparire come tassi, ma non solo, perché appaiono come dei primitivi che scommettono su corse di anatre e scagliano frutta contro i sudditi. Personaggi quindi malvagi, capricciosi, a tratti tragicomici, a tratti ridicoli, ma soprattutto rozzi, in contrasto sia alla funzione che ricoprono sia con l’ambientazione nobiliare del film.

Lanthimos svilisce il genere anziché lasciarsi sopraffare e cedere a uno stile cerimonioso, tipico del genere in costume. Di fatto, ho contato poche inquadrature in cui i personaggi erano perfettamente centrati: il lavoro che Lanthimos ha compiuto insieme al direttore della fotografia Robbie Ryan è talvolta estremo. Vediamo inquadrati personaggi principalmente dal basso verso l’alto, o da lontano, ma soprattutto vengono utilizzati frequentemente degli obiettivi grandangolari o fish-eye che creano distorsioni, i quali fanno apparire le scene come se fossero viste attraverso uno spioncino. Lanthimos invece utilizza movimenti di macchina esaltati: carrellate, camere fisse, camera a mano; dirige gli attori per disprezzare i personaggi – li rimpicciolisce, li respinge lontano dal centro della scena.

La favorita, grazie alla regia imprevedibile di Lanthimos, giunge al traguardo peculiare del cinema del regista: la situazione degenera disastrosamente. È affascinante assistere agli intrighi del potere, agli intrecci, alla realizzazione degli intenti puramente egoistici dei personaggi, al sesso utilizzato tra donne come valore da barattare. La disputa al centro del film inscenato dal trio formato dalla Regina (una Olivia Colman straordinaria) e le due donne che contendono le sue attenzioni, Sarah (Rachel Weisz) e Abigail (una Emma Stone che si conferma la migliore attrice della sua generazione), va in conflitto con gli argomenti politici del film, le decisioni importanti che decretano inizio di guerre, aumenti di tasse e quindi influenzano la vita di migliaia di persone. Quindi, La favorita è un ritratto sulla superficialità del potere, dietro al quale spesso si nascondono persone imperfette, ma soprattutto capricciose.

Il cinismo di Lanthimos in parte si ammorbidisce, diventa meno spietato, tuttavia il suo cinema è presente in ogni scena di La favorita. I suoi personaggi sono collocati alle estremità delle loro caratteristiche, sono esagerati, dei maniaci imprevedibili e melodrammatici assecondati per il loro potere. Il modo in cui vengono tollerati ricorda appunto lo stesso in cui si giustificano i bambini, perché il vero protagonista di La favorita è il potere, la sua importanza e l’ascendenza che può esercitare sugli altri.

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