Lo spietato

★★★

Lo spietato si procura gran parte della propria personalità da due fonti: dai gangster movie come Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese e da quel filone italiano di film di genere degli anni Settanta e Ottanta che il titolo “Manager calibro 9” (il romanzo biografico a cui il film si è ispirato, scritto da Piero Colaprico e Luca Fazzo che racconta la vita del pentito Saverio Morabito) sembra richiamare. Diversi aspetti del film sono esasperati, i personaggi sono caratterizzati in modo da accentuarne la forma: le gomme vengono masticate vistosamente, i movimenti delle camminate sono esagerati, una ragazza si scioglie i capelli scuotendo la testa sfarzosamente; ogni elemento è marcato, dilatato, al punto che in più occasioni si ha l’impressione di guardare qualcosa di buffo (“Come sarebbe buffo?“), stravagante, soprattutto in quelle scene che strappano un sorriso (bellissima quella del matrimonio).

La storia del film parte da Milano per poi attraversare quel ventennio italiano fatto di rapine e rapimenti di uomini facoltosi per chiederne il riscatto, fino a vedere la criminalità di quartiere espandersi e mettersi in giacca e cravatta, diventare manager come il titolo del romanzo. In questo progresso, seguiamo Santo Russo (Riccardo Scamarcio), un calabrese che vuole guarire dalla calabresite: la prima parola che gli sentiamo dire è “testina“, in pieno stile milanese. Lui, nega il suo dialetto, anzi, nega addirittura l’organismo della ‘Ndrangheta, è un cane sciolto, un buffone, altezzoso, con la parlantina e tante aspirazioni.

Scamarcio è ormai un attore più che competente, capace di vestire i panni di qualsiasi personaggio senza problemi (ultimamente l’ho visto anche in Il testimone invisibile, sempre bravissimo). Nei panni del gangster è eccezionale, completamente immerso nella personalità del personaggio, egoista e bramoso, violento e seducente. In verità, Lo spietato riserva non poche sorprese nella maturazione dei personaggi; soprattutto nella seconda parte, la scrittura riesce ad aggiungere degli approfondimenti interessanti di alcuni personaggi che sembravano fin troppo secondari.

Il film diretto da Renato De Maria richiede una tipologia precisa di spettatore per essere apprezzato. Lo spietato è un film d’azione semplice e godibile, che parte da un soggetto sempliciotto ma che riesce a serbare qualche sorpresa, nonostante gli sviluppi prevedibili. È eccitante vedere un gangster movie ambientato in Italia, con questi personaggi e questo ritmo. Il problema, forse, sono proprio gli spettatori, considerato che sono cambiati da quando questa tipologia di film aveva il consenso del pubblico.

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