Il gioco delle coppie

★★★½

È curiosa la scelta del titolo italiano: da quello originale Doubles vies – “Doppie vite”, si finisce a Il gioco delle coppie, un titolo che inganna lo spettatore ma descrive anche un’interpretazione, seppur limitata, del film di Olivier Assayas. Il film procede quasi su due schemi: da una parte, abbiamo le coppie e il loro gioco, il loro apparire e coprirsi, il loro amarsi e tradirsi; dall’altra, abbiamo una serie (ma tanti!) di ragionamenti intellettuali che ruotano attorno la vita e la morte dell’editoria. I due schemi si muovono di pari passo e si sovrappongono, in un (appunto) gioco logorroico e contraddittorio.

Il gioco delle coppie è un film basato sui personaggi e i loro dialoghi. Gli intrecci della storia non vogliono sorprendere lo spettatore, anzi vengono mostrati senza troppi preamboli. Questo perché le vicende amorose dei protagonisti non sono che un tramite, un’altra maniera con cui Assayas tenta di comunicare con lo spettatore; perché se i personaggi affermano qualcosa, a contraddirli sarà, prima o poi, il loro stesso comportamento – il quale, tuttavia, appare totalmente normale, perché in una società che abbraccia la post-verità, la verità è provvisoria e modificabile.

Quindi, Il gioco delle coppie appare come un enorme discorso sulla contraddizione, come la “Temperatura reale e quella percepita“. Nonostante Assayas scriva un film soggettivo, con discorsi così esaurienti che spesso annullano il personaggio che si esprime per far parlare direttamente l’autore, i dialoghi intellettuali non danno risposte; l’unica risposta che il film sembra dare è sul fatto che l’incoerenza delle persone non consente di trovare risposte e conseguire una vera coscienza che permetta di prendere una scelta o arrivare a una conclusione.

Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi“, infatti dall’inizio alla fine del film ogni situazione cambia, ogni pensiero si riforma, ogni rapporto subisce una modifica, eppure niente, alla fine, si è trasformato. Ci vuole un’intelligenza autoriale incredibile per costruire un film così complesso e loquace per dare, infine, una risposta così sottile e ingegnosa; Assayas ha il pieno controllo del film: dalle situazioni ai personaggi, ogni componente si muove congiuntamente per conseguire lo scopo prefissato.

A volte si ha l’impressione di assistere a un elenco tecnico di statistiche e curiosità ascoltando i dialoghi e il montaggio non è sempre perfetto, tuttavia Il gioco delle coppie è un film sicuramente stimolante e divertente che, oltre a mostrare un quadro accurato della società moderna e gli ideali che insegue, riesce a pungolare lo spettatore su riflessioni interessanti che sicuramente rendono l’esperienza finale sia eccitante che provocatoria. Nel cast: un bravissimo Guillaume Canet, Juliette Binoche (la sua presenza raffigura un ennesimo doppio di cui parla il film) e Vincent Macaigne.

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