Il campione

★★★½

Il campione utilizza il mondo calcistico come pretesto per mostrare un sistema che si crea attorno determinati contesti. D’altronde, questo è un film sportivo come lo sono L’arte di vincere o High Flying Bird, e sta al calcio come Will Hunting – Genio ribelle sta alla matematica. L’esordio alla regia di Leonardo D’Agostini mostra (e smaschera) la catena di sfruttamento e risentimento che si realizza intorno alle figure popolari, ovvero quei prodotti creati per fruttare soldi – in questo caso, un giovane calciatore. 

Christian Ferro (un incredibile Andrea Carpenzano) è un calciatore ventenne da 3 milioni di euro l’anno; un campione di arroganza non abituato a sentirsi dire di no, che “Deve crescere e deve migliorare soprattutto i comportamenti“. Ma tutti lo sfruttano, tutti parlano al posto suo. È interessante il mutamento della figura di Carpenzano: da un ragazzo privilegiato, che scatena dibattiti sulla correttezza dell’incoraggiamento dei suoi eccessi, agli occhi dello spettatore diventerà un personaggio più umano e sensibile. La trama si modifica a favore di questo mutamento, a cambiare sarà soprattutto il punto di vista della scrittura: se all’inizio il personaggio di Carpenzano è raccontato tramite ciò che lo circonda (le bravate, il baccano degli amici, la casa sontuosa, le automobile costose), a un certo punto resta soltanto la sua figura, quindi ci avviciniamo per conoscerlo.

Proprio la sceneggiatura è l’elemento che ho apprezzato di più: Il campione è un film spontaneo, divertente, i dialoghi sono naturali, così tanto che i personaggi, nelle conversazioni, a volte annuiscono in risposta, oppure restano zitti; non c’è costrizione per rendere i dialoghi memorabili, eppure la loro genuinità colpisce e coinvolge lo spettatore. Il campione è un film inserito nel contesto nostrano, ma D’Agostini si ispira al cinema americano per il racconto e il suo ritmo. Proprio il ritmo del film sembra aver ricevuto molte attenzioni: Il campione non è mai incerto, anzi procede spedito; D’Agostini fa affidamento alla musica per scandire il ritmo del film, oppure in alcune scene sostituisce le immagini con le fotografie dei paparazzi o le riprese dei telegiornali, così da non immobilizzare le scene.

L’intelligenza della sceneggiatura fa sì che con la trama avanzi anche la capacità intellettiva dello spettatore, che supera i propri pregiudizi guardando più da vicino il personaggio di Carpenzano. All’inizio, Il campione addirittura provoca lo spettatore, infatti vediamo Carpenzano saccheggiare un negozio e la polizia, anziché arrestarlo, gli chiede un selfie: Il campione vuole che lo spettatore si indigni, lo piazza dalla parte di quelli a cui “Non gliene frega di ‘sto ragazzino“, ma in realtà sembra un agguato che il film sfrutterà in seguito. La critica dello spettatore, giustificata ma forse prematura, sarà messa in discussione, ma senza arroganza. Subentra nell’universo di Carpenzano un elemento esterno che mostrerà l’altra faccia della medaglia (o del pallone).

Arriva il professore (Stefano Accorsi, sempre bravissimo ed emozionante), che fa “Tenerezza” per i suoi tentativi di ristabilire l’ordine nel caos. Il suo arrivo è interessante per i due motivi per cui viene assunto: il primo, perché non conosce il famosissimo Christian Ferro; la notorietà, il nome popolare, è il componente più importante di certi personaggi e se ne vengono privati assumono sembianze completamente diverse: prima quasi patetiche (Carpenzano che, incredulo, non si vede identificato, e quindi idolatrato), poi finalmente umane. Il secondo motivo sono i soldi: per Carpenzano sono numeri (l’agente dice: “Prima 7, poi 8, fino a 11“, e Accorsi gli chiede: “Ma cosa sono?“), per Accorsi sono un bisogno; élite contro persone comuni, Multipla contro Lamborghini.

Il campione però è capace di spianare le differenze superficiali e caratterizzare ogni personaggio e renderlo prezioso: dal personaggio femminile (Ludovica Martino, che nonostante lo spazio riservato al suo personaggio mostra la sua competenza) a quello, semplicissimo, della segretaria del dirigente, che con pochissime battute riesce a differenziarsi dai soliti luoghi comuni. Il campione è stata una piacevole sorpresa, si è rivelato un film più profondo di quanto suggerisse il soggetto: il merito è di una produzione solida che ha saputo valorizzare ogni elemento del film.

4 Responses to “Il campione”

  1. wwayne

    Ritengo che Il campione segni la rinascita di un certo tipo di cinema italiano, ovvero quei film di livello medio che, pur non aspirando ad essere dei capolavori, riescono comunque ad offrire un intrattenimento di buonissima qualità. Il cinema italiano ha una lunga tradizione in questo senso, sia nella commedia (i primi film di Carlo Verdone) che in molti altri generi (lo spaghetti western, il giallo all’italiana, il poliziottesco eccetera).
    Va detto comunque che anche prima de Il campione il cinema italiano aveva già dato dei segnali di risveglio: ricordo ad esempio una divertentissima commedia con Francesco Pannofino (My father Jack), e prima ancora un film semplice ma molto profondo, L’ultima ruota del carro. Ti vengono in mente altri esempi?

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    • Roberto Dragone

      Il grande cinema italiano è migliorato molto negli ultimi anni, quindi di conseguenza sta maturando anche quel cinema italiano di genere, hai ragione! A me viene in mente il film La prima pietra, fin troppo sottovalutato (almeno per me), e Il testimone invisibile, tutto sommato un buon thriller. Tuttavia, che il pubblico sia cambiato è evidente, infatti questi, insieme ad altri film di genere, sono accolti con indifferenza. Spesso ho discusso con chi afferma che “Il cinema italiano è ormai morto”, in questo periodo di crescita la ritengo un’affermazione assai scorretta; a un certo punto chiedevo sempre al mio interlocutore: “In questi ultimi anni, il cinema italiano ha toccato ogni genere, persino il musical e l’animazione. Come devono farli ‘sti film per farveli piacere?” 😀

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      • wwayne

        Fai benissimo a smontare i disfattisti che buttano fango sull’Italia per partito preso e in qualsiasi campo, cinema compreso.
        Ho googlato Il testimone invisibile e mi sembra molto interessante, lo guarderò quanto prima. Ricambio la dritta segnalandoti un altro splendido film di Riccardo Scamarcio, L’uomo nero: con un titolo meno bruttino e più in linea con la trama del film sarebbe diventato un cult. Grazie per la risposta! 🙂

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