Aladdin (2019)

Remake Aladdin

Aladdin 2019

★★★

In questa fase, la Disney è sedotta dai remake con attori in carne e ossa dei suoi grandi classici d’animazione. Aladdin è soltanto l’ultimo di una lunga serie di quelli usciti, e altri sono programmati per i prossimi due anni (per ora). Il grande pubblico non sempre apprezza l’annuncio di questi remake, soprattutto in questi tempi in cui è facile deridere tutto sui social. Tuttavia, questi remake coinvolgono comunque i loro spettatori e le nuove generazioni sembrano apprezzarli.

Perché sono loro il vero pubblico a cui sono rivolti questi remake: le nuove generazioni. Aladdin, come gli altri remake, attrae le nuove generazioni con un approccio più moderno alla storia. Una scelta comoda che però riesce a proporre uno spettacolo tutto sommato piacevole. Aladdin di Guy Ritchie è una favola classica, con un orientamento ingenuo nella descrizione dei personaggi e delle situazioni.

Ho visto il film d’animazione originale del 1992 tanto tempo fa, ma anche per me è stato facile ritrovare situazioni simili nei due film. Troppo simili. In questo remake, spesso le battute e le scene sono uguali all’originale. Questo aspetto giocoso da cartone animato si scontra con la rigidità che il remake ha ereditato dall’adattamento, ovvero quando ha dovuto assumere per forza toni più seri.

Guy Ritchie fa comunque un lavoro sorprendente nell’adattamento, tuttavia era inevitabile che qualcosa stonasse visto in carne e ossa. Aladdin appare legnoso e artificiale, poiché deve considerare il giovane pubblico a cui è rivolto, quindi ubbidisce a un tono politicamente corretto che fa sembrare tutto artificioso. La colpa è anche della grande produzione dietro il progetto. Aladdin è sfarzoso come lo erano le grandi produzioni hollywoodiane dei primi anni del cinema: scenografie sontuose, abiti sgargianti, scene pompose. Dopo cent’anni, però, questa caratterizzazione appare artificiale, tra personaggi che sembrano lucidati e battute sempre pronte.

Will Smith sembra fuori posto. L’assurdità del personaggio del genio è difficile da realizzare in un film con attori in carne e ossa. Hanno fatto del loro meglio, lui ce la mette tutta, gli effetti speciali sono perfetti, tuttavia alcune sue gag stonano e fanno apparire il film goffo. D’altronde, il suo personaggio irrazionale nel cartone funziona proprio grazie alla libertà che offrono i disegni, una magia che a quanto pare non si può riprodurre semplicemente con gli effetti speciali.

Però è incredibile come le tematiche politiche di Aladdin risultino ancora così moderne. Aladdin (Mena Massoud, che sembra un pesce fuor d’acqua) è un ladro buono, un eroe povero, mentre Jasmine (Naomi Scott, un po’ disorientata) è la figlia del sultano che, in quanto donna, non ha diritto al trono. Lei è una “Principessa che va guardata e non ascoltata” e la sua rivalsa calza perfettamente con il tono femminista che la Disney inserisce in molti dei suoi film.

Aladdin di Guy Ritchie è un buon adattamento, però forse la storia originale non si offriva molto per un film con attori veri. Nel rifacimento si perde gran parte del divertimento e si ottiene una rigidità che fa apparire il film impacciato. Tuttavia, resta un film perfettamente godibile che si assesta facilmente nel mercato moderno.

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