[…] Blue my mind (ignoro ancora una volta il sottotitolo italiano) camuffa, nemmeno troppo efficacemente, il processo di Mia nel diventare una donna con l’analogia della sua trasformazione in qualcosa. In cosa lo si capisce chiaramente (alcuni articoli lo hanno persino annunciato nel titolo), ma non importa: perché Brühlmann basa il proprio film sulla similitudine delle trasformazioni, interpretando alla lettera i cambiamenti che avvengono durante la crescita. Un po’ come accade in Brightburn. […]