La paranza dei bambini

★★★½

Il film La paranza dei bambini si differenzia non poco dal romanzo di Roberto Saviano da cui è tratto. Ho letto il romanzo (circa due anni fa, non ricordo tutto) ma non voglio iniziare un dibattito sul confronto. Piuttosto, vorrei evidenziare le differenze per riflettere sull’intimità del film, poiché la metamorfosi dal romanzo non è il risultato di un semplice adattamento.

Il regista Claudio Giovannesi, Maurizio Braucci e Saviano stesso, hanno scritto una sceneggiatura che si prende molte libertà rispetto al romanzo. La paranza dei bambini (film) introduce il protagonista in un contesto sociale differente. Nicola (il protagonista) perde persino il suo tipico soprannome del romanzo, e diventa uno scugnizzo di strada. Una testa calda, però anche una figura in conflitto con gli esponenti della camorra.

Le differenze che danno carattere al film

Il film perciò preferisce un approccio morbido alla storia. Analizza la condizione sociale di Nicola per riflettere sull’ambiente, composto da ragazzini persuasi da valori completamente sbagliati. Claudio Giovannesi non cede né ai cliché del genere né a facili sentenze; piuttosto, mostra ragazzini normali, comprensibili, incitati da modelli sbagliati o dalla loro totale assenza.

In La paranza dei bambini, Nicola non ha il padre (protagonista di una scena importante del romanzo) e ha una madre troppo silenziosa. Senza esempi, ha una visione del mondo radicale (ma per lui efficiente), fatta di scambi (fare per avere) e soldi. Presto, Nicola sarà incitato a compiere una rapina proprio dalla mancanza dei soldi. In un contesto materialista come questo, i soldi creano quelle diseguaglianze visive che è facile identificare.

Nicola ammira il vecchio boss del quartiere perché non chiedeva il pizzo ai negozianti, tra cui la mamma. Ebbene, il film di Claudio Giovannesi procede sospinto dal rendere i protagonisti comprensibili, nonostante le azioni che compiono. La paranza dei bambini espone un ritratto neutrale di un contesto che funziona con le proprie regole e automatismi. Appunto, il sistema. Nell’adattamento si sciupa gran parte della brutalità del romanzo (ripenso alla scena in cui Nicola si spoglia che nel film perde ogni valore), tuttavia si ottiene un film razionale e genuino.

Cinema spontaneo

Tutti i protagonisti di La paranza dei bambini sono attori amatoriali, questo aspetto ha offerto a Giovannesi un potenziale vantaggioso per la messa in scena. Il film eredita uno degli aspetti che ho preferito del romanzo di Roberto Saviano: l’autenticità dei dialoghi. Il napoletano è un dialetto difficile da scrivere, poiché perde la sua tipica disinvoltura – difetto del tutto assente nell’opera di Saviano.

Nel film, Claudio Giovannesi (ovviamente) preferisce riprese lunghe con la camera a mano, in modo da poter seguire gli attori mentre recitano in gruppo. Questo rende le scene di La paranza dei bambini autentiche, così tanto che in diverse occasioni si ha l’impressione di guardare una situazione spontanea e non un film recitato. Ho comunque il sospetto che molte battute siano improvvisate.

La paranza dei bambini utilizza alcuni punti importanti del romanzo per costruire una storia più delicata e intima. Si perde la ferocia (caratteristica che dà il titolo al romanzo seguito, Bacio feroce) del romanzo, ma soprattutto una struttura di trama più uniforme, e alcune situazioni diventano fin troppo marginali (il ruolo del boss agli arresti domiciliari o l’influenza del locale Maraja, che nel romanzo dà addirittura il nome al protagonista); tuttavia, il film di Claudio Giovannesi riesce a costruirsi una propria identità intelligente e innovativa per il genere, grazie a un racconto a volte forzato, ma stimolante e credibile.

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