Blue my mind – Il segreto dei miei anni

★★

Blue my mind – Il segreto dei miei anni, il film d’esordio di Lisa Brühlmann, racconta una storia di formazione apparentemente anomala. Mia (Luna Wedler) è una quindicenne che si è appena trasferita in una nuova città. Lega con un gruppo di ragazze ribelli, mentre affronta i cambiamenti del suo corpo: le viene il primo ciclo mestruale, inizia a sperimentare la voglia sessuale, ecc. A questi cambiamenti, si affiancano altre variazioni fisiche, ben più strane e che Mia non riesce a spiegare.

Blue my mind (ignoro ancora una volta il sottotitolo italiano) camuffa, nemmeno troppo efficacemente, il processo di Mia nel diventare una donna con l’analogia della sua trasformazione in qualcosa. In cosa lo si capisce chiaramente (alcuni articoli lo hanno persino annunciato nel titolo), ma non importa: perché Brühlmann basa il proprio film sulla similitudine delle trasformazioni, interpretando alla lettera i cambiamenti che avvengono durante la crescita. Un po’ come accade in Brightburn.

Film di formazione?

La descrizione dell’età adolescenziale di Blue my mind è fin troppo superficiale, questa caratteristica fa apparire il film approssimativo. Con questo ritratto banale, con adolescenti che urlano, rubano e ridono senza logica, Brühlmann costruisce il film sull’idea originale della trasformazione, la quale tuttavia non basta a colmare una sceneggiatura lacunosa in più occasioni.

Ritroviamo la famiglia esemplare cinematografica che sembra composta da sconosciuti che parlano. Ritroviamo il ritratto dimostrativo degli adolescenti scocciati in cerca di stimoli (qualcuno, però, mi spieghi perché bevono ketchup). In tutta questa superficialità, persino il ritratto di Mia, la protagonista, non riesce mai a formarsi.

Brühlmann rende Mia terrorizzata dai cambiamenti del proprio corpo; per questa sua paura, con le amiche osa in atteggiamenti eccessivi, per mostrarsi coraggiosa, forse? Blue my mind è mancante di più chiarimenti. Per questo motivo, svariate scene appaiono fini a se stesse, situazioni paradossali costruite per la scena e nient’altro.

Un film confuso

È interessante l’idea alla base del soggetto, ma Blue my mind non approfondisce nessuno dei generi che sfiora (drammatico, fantastico, horror…). Per questo motivo, risulta un film di formazione convenzionale e prevedibile, affiancato da un’idea originale che non basta a far sì che la protagonista comunichi con lo spettatore.

L’idea di affrontare indirettamente problemi seri dell’adolescenza come l’autolesionismo o i cambiamenti del corpo è davvero brillante. Tuttavia, forse occorreva un approccio meno formale. Avrei voluto vedere personaggi più autentici e una storia meno grossolana.

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