I morti non muoiono

★★★

I morti non muoiono, nuovo film di Jim Jarmusch, può creare confusione. Dal trailer sembra una commedia in stile Shaun of the Dead; una volta iniziato, disorienta con un ritmo lento. Si può denunciare l’assenza di una trama più marcata, oppure ammettere che sia un horror banale. Il problema è che I morti non muoiono non è un horror; sicuramente, non è un film sugli zombie. Così come Solo gli amanti sopravvivono (sempre di Jarmusch) non è un film di vampiri.

La trama

Siamo a Centreville, una cittadina con poco meno di 800 abitanti. C’è la stazione di polizia con tre poliziotti, il (classico) diner, il benzinaio, la fattoria. Tutto è ordinario, almeno finché la rottura dei poli non altera la rotazione terrestre, scombina il giorno e la notte e fa tornare in vita i morti.

I personaggi di I morti non muoiono non sembrano persone naturali. Il capo della polizia (Bill Murray, di cui non ho apprezzato la voce italiana) sospira annoiato. Chiede alla collega (Chloë Sevigny): “Ti serve qualcosa? Passiamo al bar” prima di tornare in centrale. Il suo collega (Adam Driver) invece ha padronanza della situazione, immagina subito che sia un problema di zombie e sa come annientarli (“Uccidi la testa!“).

Poi c’è un americano trumpiano (Steve Buscemi) che ha la faccia tosta di indossare il cappello con la scritta “KEEP AMERICA WHITE AGAIN” davanti un uomo di colore (Danny Glover). Ci sono gli hipster dalla città (capitanati da Selena Gomez), una nuova e strana proprietaria delle pompe funebri (Tilda Swinton) e un nerd amante della cultura pop (Caleb Landry Jones).

I morti

Gli zombie di Jarmusch sono strani: non hanno fame di cervello ma cercano gli stessi interessi che avevano da vivi. Lo zombie Iggy Pop desidera il caffè, mentre quella di Carol Kane (attrice che adoro) vuole lo chardonnay. La duplice critica è evidente: da una parte, vivi senza un cervello da mangiare, dall’altra, esseri che inseguono quella smania tipica della società consumistica.

Sono critiche un po’ sterili, anche se la scena con Kane l’ho trovata esilarante; tuttavia, l’intento di Jarmusch non si blocca su queste condanne retoriche. I morti non muoiono tratta gli zombie con sarcasmo e sminuisce il loro valore immaginario. I zombi diventano un inevitabile traguardo di una società in cui “Non c’è più niente di normale, ormai“, così tanto assuefatta da non stupirsi più di nulla.

Lo splatter non manca, ma Jarmusch non gestisce il suo film come un horror. Anche se fa uscire il primo zombie con la classica mano che sbuca dal terreno, gli zombie sono piuttosto delle persone morte, nel senso di vuote. Kane è “L’ubriacona che meritava la morte“, ma anche da zombie vuole lo chardonnay.

Apprezza i dettagli

Le varie situazioni mostrate sembrano scopiazzare i contesti in cui di solito vengono ambientati gli horror: gli amici in vacanza, i poliziotti attrezzati, ecc. Tuttavia, Jarmusch avvilisce ogni situazione, addirittura non mostra alcuni degli sviluppi più importanti. Questo perché, in fondo, la vita è un copione già visto; quindi si concentra nel costruire un mondo strano che però inasprisce gli atteggiamenti del mondo reale.

Nel film non c’è mai una vera conversazione, nonostante si conoscano tutti. I poliziotti, infatti, si scambiano dialoghi convenzionali. Inoltre, proprio questi ultimi non fanno che ripetere i loro nomi, in dialoghi fin troppo formali. Ma tutto questo è una caratterizzazione ben precisa voluta da Jarmusch, non una mancanza del film (ovviamente questa caratteristica poi si concede a ogni giudizio personale). Le persone vive sembrano finte, mentre quelle morte assomigliano a persone vuote accecate da desideri materiali.

È vero: I morti non muoiono è lento, a tratti sembra confuso, però bisogna assolutamente escludere il fattore zombie-horror dalla somma per poter vedere il film per quello che è davvero. I morti non muoiono è un film a tratti divertentissimo, popolato da personaggi che richiamano alcuni stereotipi per deriderli. Un film chiaramente schierato politicamente (“Amo i messicani, sono il mio popolo preferito“) che parte dallo stesso luogo da cui è partito George A. Romero (il cimitero) per utilizzare, invece, gli zombie in una maniera del tutto diversa.

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