Powidoki – Il ritratto negato

★★★½

Powidoki (Immagini residue) è il titolo originale del film Il ritratto negato, l’ultimo del regista polacco Andrzej Wajda. Il ritratto negato racconta la resistenza del pittore Władysław Strzemiński (interpretato da un bravissimo Bogusław Linda) contro l’avanzata autoritaria del regime comunista verso la Polonia, il quale intendeva imporre i limiti agli artisti e all’arte.

Il contesto storico

Il dibattito – che in realtà è uno scontro impari – tra politica e arte, in Il ritratto negato assume toni commoventi e crudeli. Al centro Strzemiński e la sua arte che si incentra sull’unismo, una teoria artistica che rappresenta una sfida per quella politica che determina il mondo e non accetta che l’arte possa metterlo in discussione.

Da una parte c’è lo Stato che rema contro l’arte formalistica, ovvero quell’arte concettuale che manca d’ideologia. Secondo lo Stato, “L’arte che proclama la mancanza d’ideologie è il nemico dei lavoratori“, ovvero quel popolo che ha bisogno di vivere e lavorare, ma soprattutto di un’arte realistica che non sollevi dubbi.

“La politica determina il mondo e non accetta che l’arte possa metterlo in discussione”.

Dall’altra parte dello scontro invece c’è un concetto più svincolato sull’arte, ovvero “Una forma specifica piuttosto che un realismo piatto”, con artisti avanguardisti che spianano la via a nuove forme. Strzemiński, visto come un profeta dai suoi studenti e stimato dai suoi colleghi artisti, assume un atteggiamento ideologico irremovibile che gli provocherà punizioni sempre più spiacevoli.

Il ritratto di Strzemiński

Il fascino di Il ritratto mancato è quello di determinare con precisione il tema principale del film. Anche se tratta di avvenimenti politici, il protagonista al centro del racconto è unicamente Strzemiński. Wajda mostra i cambiamenti imposti dal regime attraverso la rovina del pittore, il quale si ritroverà sempre più allontanato e impoverito.

Nel ritratto immiserito di Strzemiński non troviamo un’impostazione classica del genere biografico: Wajda si concentra su un periodo specifico e non usa regressioni. Eppure, il ritratto del pittore è perfettamente descritto: vediamo Strzemiński completamente sbadato verso l’amore. Da una parte la figlia, una bambina che sembra già adulta, che bada a sé e al padre con saggezza; dall’altra, la studentessa perdutamente innamorata del professore. Al centro, il personaggio della ex compagna che viene trattato quasi come un fantasma.

Ma Strzemiński non ha occhi o cuore se non per l’arte; sembra non sapere fare altro se non dipingere. Detesta persino mangiare (almeno finché non arriva la fame) perché lo distrae dal suo lavoro. Wajda lo posiziona al centro del suo studio, per terra, poiché al pittore manca una gamba e metà di un braccio e così gli risulta più facile dipingere. È intensa la scena in cui, all’inizio, avvicina il pennello alla tela bianca, quando un telone rosso viene montato sulla facciata del palazzo e copre la finestra. Il rosso del telone colora la tela bianca: la politica si impone sull’arte.

Powidoki – Il ritratto negato

L’ultimo film di Andrzej Wajda, presentato dal regista appena un mese prima che morisse, mostra uno scontro in modo atipico: ci sono due rivali ideologici, ma non c’è un conflitto. Proprio perché uno dei due si riduce a essere soltanto un’ideologia, mentre l’altro attacca senza trattenersi.

È curioso vedere l’accanimento di Wajda contro Strzemiński: la sua vittoria, la fama che oggi ha raggiunto, è fuori dal film. Nel film invece vediamo un ritratto dignitoso concludersi quasi con volgarità. Una fine indispensabile per mostrare il vero volto della guerra tra politica e arte.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: