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7 ore per farti innamorare (Giampaolo Morelli, 2020)

by robertodragone
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Se certamente non mancano commedie tra le produzioni nostrane, le commedie romantiche, intendo quelle vere, che sono un genere a parte, scarseggiano. È stato anche questo presupposto a farmi incuriosire quando ho visto per la prima volta il trailer di 7 ore per farti innamorare: l’idea che trasmetteva era quella di una rom-com pura. La trama è semplice e riprende a grandi linee quella di Hitch – Lui sì che capisce le donne (Hitch, Andy Tennant, 2005), con la differenza fondamentale del cambiamento dei ruoli: in 7 ore per farti innamorare chi elargisce lezioni di seduzione è una donna. Questo permette di giocare sugli stereotipi di genere, senza però che il film diventi una sorta di tentativo per affrontare approfonditamente gli argomenti trattati. C’è l’incomunicabilità della coppia, l’alienazione del singolo nella società, ma l’unica domanda a cui dovrà rispondere 7 ore per farti innamorare è: funziona?

La risposta è nì. Il film riesce a non inciampare in quelle situazioni dalla risata facile e volgare, nelle quali molte (troppe) commedie italiane cadono volutamente, tuttavia le risate non mancano, soprattutto nel primo atto, quando il dialetto napoletano permette di sfoggiare delle situazioni al limite dell’esilarante. Infatti, ciò che funziona nella parte comica del film non è tanto la scrittura, la quale a volte risulta troppo impostata e ancora più spesso crea situazioni che semplicemente stonano, quanto piuttosto la recitazione di quei personaggi messi lì con lo scopo di interpretare le macchiette della situazione. Quindi, se il personaggio di Vincenzo Salemme risulta banale, l’attore riesce comunque ad apparire memorabile nelle pochissime scene in cui compare («Ho fondato questa rivista online 15 anni fa e, non voglio esagerà, amm scassat!»).

Con film come 7 ore per farti innamorare bisogna spegnere il cervello, peccato quindi che anche mettendo da parte i tentativi di creare un contenuto più approfondito il film riesca a funzionare praticamente soltanto nel primo atto. Dopo, la sceneggiatura dimentica gran parte dei personaggi che tenevano il ritmo e restano i soli che servono per portare avanti la sostanza di tutto: la trama della rom-com. Le battute diminuiscono e l’armonia generale ne risente, e a peggiorare le cose sono una serie di situazioni che appaiono davvero goffe, con tutto il cervello spento. È strano, perché il soggetto del film è un romanzo scritto dallo stesso Giampaolo Morelli, anche sceneggiatore, regista e protagonista del film, quindi ci si poteva aspettare un carattere generale più approfondito. Ma tutto questo importerebbe poco se 7 ore per farti innamorare funzionasse sempre e divertisse ogni volta che vorrebbe farlo, però non è così. Così i difetti prevalgono sui pregi, la recitazione appare spesso rigida e la regia a volte è confusa (carrelli a caso ovunque). Il risultato finale intrattiene ma è modesto, anche se le aspettative erano basse e mi aspettavo un film soltanto piacevole.

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