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Abbi fede (Giorgio Pasotti, 2020)

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Remake del film danese Le mele di Adamo (Adams æbler, Anders Thomas Jensen, 2006), Abbi fede risulta quasi una bizzarria nel panorama cinematografico italiano. Quarto e ultimo inedito pubblicato su RaiPlay (dopo Magari, Bar Giuseppe e La rivincita), anche in questo caso è un peccato non averlo visto affrontare il botteghino, perché con il suo carattere grottesco avrebbe provocato una prova interessante. Abbi fede è una commedia nera, in cui il prete Ivan (Giorgio Pasotti, anche regista e co-sceneggiatore) accoglie il neofascista Adamo (Claudio Amendola) nella sua umile chiesa. Il film è uno scontro tra bene e male: ovvero, tra il personaggio positivo e ingenuo di Ivan e il cattivo e cupo di Adamo.

È facile immaginare dove queste storie redentive vogliano arrivare, tuttavia ciò che sorprende sin da subito di Abbi fede è la caratterizzazione farsesca di alcuni personaggi, quello di Ivan su tutti. Lui è un personaggio «un po’ bislacco» («Come tutti i cattolici», continua la citazione) e decisamente sopra le righe, così tanto da apparire completamente fuori dal mondo. Se il cinema non è assolutamente nuovo di individui simili, nel cinema italiano è (purtroppo) raro trovare caratterizzazioni così eccessive. La peculiarità di Abbi fede è quella di riuscire a mescolare la brutalità del contesto con l’apparenza visionaria del cinema: sul campo di battaglia si scontra un buonista che non appare «bislacco» soltanto allo spettatore, ma la sua stranezza è importante ai fini della trama; dall’altra parte troviamo una persona cattiva (anche se Ivan afferma che «Non esistono persone cattive»), quindi l’ingenuità positiva della caratterizzazione farsesca si scontra con l’indifferenza dissacrante della realtà.

La storia è adattata al contesto nostrano (nel film originale il personaggio di Adamo era un neonazista), e anche se si intuisce un adeguamento forzato di alcuni aspetti (soprattutto comici), l’idea di importare un’idea simile e farne un film così stravagante (per il panorama italiano) è lodevole – anche se devo precisare che non ho visto il film originale, sarebbe stato sicuramente più facile prendere la storia e azzopparla per il mercato italiano. Azzopparla e addolcirla, sì perché Abbi fede è un film parecchio pessimistico. Quella raccontata è una realtà deprimente, dove sembra ci sia uno strato illusorio che copre malamente il cinismo, la cattiveria, l’egoismo delle persone. Adamo è un neofascista che si introduce in un ambiente sovraffollato di “peccatori”, e anche se la sceneggiatura non riesce a gestire tutti i personaggi e dosare con coscienza i toni farseschi, la storia offre comunque degli spunti interessanti.

Proprio nel plot, però, Abbi fede soffre di alcuni problemi, soprattutto nell’ultimo atto, quando il tono di farsa scade nel ridicolo. In una scena in particolare, Abbi fede cambia completamente registro: il personaggio di Adamo parla poco per tutto il film e proprio nel passaggio nell’ultimo atto questa caratterizzazione si trasforma in una mancanza di approfondimento e di uno sviluppo più coerente. L’ultima parte del film è quella meno riuscita, poiché i toni grotteschi fanno posto a una comicità più superficiale che frettolosamente conduce verso l’inevitabile finale. Sembra che l’idea fosse troppo ambiziosa e che alla fine sia riuscito a prevalere un racconto sbrigativo che approfondisce poco determinati aspetti e sottovaluta lo squilibrio richiesto dal genere grottesco.

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