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Bar Giuseppe (Giulio Base, 2019)

by robertodragone
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È comprensibile la ricerca meticolosa che compiamo quando vogliamo guardare un nuovo film, però spesso si commette l’errore di impuntarsi su un capriccio: la ricerca del film perfetto, senza difetti, che ha ricevuto soltanto voti altissimi. Ormai trattiamo i film come un prodotto da acquistare su Amazon: se c’è il sentore che possa avere un solo, piccolo difetto, rinunciamo alla visione. Come ho scritto, è comprensibile, perché nel cinema investiamo la cosa più importante che abbiamo: il nostro tempo. Tuttavia, dobbiamo metterci in testa una cosa, ovvero che il film perfetto non esiste e spesso, nella scelta del film da vedere, dobbiamo mettere in conto anche i suoi difetti. Bar Giuseppe di Giulio Base è lontanissimo dall’essere un film perfetto, anzi, ha dei gravissimi difetti di scrittura, tuttavia non ho potuto fare a meno di notarne anche i pregi. La mia visione è stata un continuo soppesare i due caratteri incompatibili per esprimere il mio giudizio finale.

L’elemento più riuscito di Bar Giuseppe è il soggetto. Il film inizia con una coppia che si accinge ad aprire la saracinesca di un bar – anzi: vediamo dei fari di un’auto che fendono il buio, è mattino presto. La ripresa, senza staccare, passa dal volare sulla zona a inquadrare il bar chiuso, finché dall’auto non scende una donna che si accascia e muore. Era la moglie di Giuseppe (Ivano Marescotti), insieme gestivano un piccolo bar, lo stesso che ora i due figli vorrebbero vendere per spartirsi il ricavato. Mentre Giuseppe ha altri piani: espone un avviso per cercare un aiutante, da solo non riesce a gestire il bar. Trova l’aiutante in una profuga, Bikira (Virginia Diop). Tra i due, tra il burbero Giuseppe e la giovane Bikira, nascerà un’amicizia.

Se l’elemento più riuscito di Bar Giuseppe è il soggetto, la sceneggiatura, scritta dallo stesso Base, invece difetta in parecchi punti. Gli argomenti trattati dal film sono vari, questo approccio disordinato rappresenta sia una componente negativa sia un risvolto imprevedibilmente positivo. L’aspetto negativo è il metodo con cui Base espone gli argomenti, soprattutto quelli pertinenti al razzismo, ovvero attraverso luoghi comuni banali o, peggio, retorici. Quindi, il metodo di caratterizzazione di alcuni personaggi e di certe situazioni utilizza male gli stereotipi. D’altra parte, però, Base considera gli stereotipi senza fare in modo che questi prendano il sopravvento sulla storia, quindi la loro presenza è innocua, anche se stona perché dà origine delle scene brutte del film (in particolare una, davvero sgradevole).

In opposizione alla sceneggiatura modesta, ma lontana dall’essere banale, si individuano degli elementi che soddisfano, su tutti la regia. Bar Giuseppe si approccia al racconto dando moltissima rilevanza alle immagini: gli avvenimenti li vediamo accadere; i dialoghi sono pochi (per fortuna), alcuni dei quali sono addirittura lasciati immaginare allo spettatore: vediamo i personaggi discutere lontano, mentre le loro movenze o qualche parola urlata ci lascia immaginare la natura del discorso. Questo approccio registico è interessante. Base impiega uno stile particolare, principalmente composto da piani-sequenza: la cinepresa si sposta con movimenti puliti da un personaggio all’altro anche coprendo lunghe distanze, oppure, quelle che sembrano delle normali carrellate diventano riprese aeree, o viceversa. La regia di Base è in grado di costruire delle scene davvero affascinanti, perché ha un approccio imprevedibile al racconto: le azioni spregevoli sono riprese in una (bellissima) scena al buio, mentre i litigi sono dei piani-sequenza in cui i movimenti dei personaggi si incastrano perfettamente l’uno con l’altro, mentre la ripresa con l’obiettivo grandangolare si sposta, li insegue, o rimane ferma a guardarli. Anche la composizione delle inquadrature sorprende, Base utilizza con competenza la profondità di campo: in una delle scene iniziali Giuseppe è messo a fuoco in primo piano, mentre i due figli che discutono con lui sono sfuocati in secondo piano.

L’approccio registico crea un’atmosfera raffinata: la storia raccontata avviene in una periferia desolata, quelle dei protagonisti sono vite ai margini della piattezza esistenziale. Le campagne estese, gli stradoni rumorosi, gli oggetti utilizzati dai personaggi e i luoghi (il bar!) logori, trasmettono tutta la crudezza del mondo. L’approccio narrativo di Base alla storia comunica la normalità della situazione: quella di Bar Giuseppe è una storia normalissima (anche se saprà riservare delle sorprese), i personaggi rappresentano persone normalissime che dicono cose normalissime (e stereotipate?). L’amore non è quel sentimento romantico che muove il cinema, ma diventa «osceno»; i corteggiatori sono viscidi, i lavori umili. Ogni elemento in Bar Giuseppe è ridimensionato a una realtà ordinaria e modesta, a tratti anche squallida.

Il racconto di Base riesce a salvare Bar Giuseppe? Sì, ma non completamente. Il film è una sorpresa, sia per la regia sia per i risvolti della storia, che sapranno sfiorare addirittura le tinte thriller; persino il finale ermetico, ma perfettamente coerente, (di)mostra l’idea di un soggetto valido che avrebbe giovato di una sceneggiatura più consapevole e solida; tuttavia il risultato è instabile e presenta elementi che si contraddicono a vicenda per la riuscita.

Bar Giuseppe è disponibile gratuitamente su RaiPlay. Fai click per vederlo.

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1 commento

Abbi fede (Giorgio Pasotti, 2020) • Uno spettatore qualsiasi 11 Giugno 2020 - 14:52

[…] Cinema italiano […]

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