Home 2020 In vacanza su Marte (Neri Parenti, 2020)

In vacanza su Marte (Neri Parenti, 2020)

by robertodragone
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Una voce fuori campo ci introduce nella cornice del soggetto di In vacanza su Marte: anno 2030, i progressi tecnologici permettono di effettuare viaggi interstellari (grazie a «Shuttle superveloci»), rendendo Marte «Un’attrazione turistica di grande richiamo». Il film si apre con delle riprese dello spazio, dove a un certo punto vediamo una specie di cupola costruita sul pianeta rosso, all’interno della quale sono stati ricostruiti degli ambienti artificiali che ricordano l’antica Roma e un suk mediorientale. La trama è pressapoco questa: un padre (Christian De Sica) scappato di casa si vorrebbe sposare un’ereditiera (Lucia Mascino) per assicurarsi il patrimonio della suocera (Milena Vukotic); il problema è che risulta ancora sposato con sua moglie (Paola Minaccioni), quindi per aggirare la burocrazia decide di andare su Marte per convolare a nozze; lì però lo troverà inaspettatamente il figlio (Alessandro Bisegna), il quale per errore finirà risucchiato («Come gli spaghetti») in un buco nero e invecchierà cinquant’anni in pochi secondi, diventando un vecchietto (Massimo Boldi). È presente anche una sottotrama che include la fidanzata (Denise Tantucci) del figlio alle prese con una coppia di influencer e del loro manager (Herbert Ballerina).

Il futuro per nulla remoto di In vacanza su Marte ha una caratterizzazione asettica e raffazzonata: ricorda teneramente l’idea utopistica di futuro che si aveva nella fantascienza dei film classici. La rappresentazione futuristica si rivela quasi come un gioco d’infanzia, con semplici cravatte ricamate con fantasie sgargianti o comuni gilet color grigio metallizzato. Il vivavoce è in realtà un Google Home, le scrivanie di vetro opaco trasmettono un’atmosfera contemporanea e le guardie del corpo portano dei banalissimi AirPods, i quali però con il loro aspetto, piccoli e senza fili, trasmettono l’aspetto immaginario di un’avanzamento tecnologico. In realtà, come dicevo, il 2030 non è troppo lontano, quindi queste toppe profilmiche riescono soltanto a trasmettere una tenerezza ingenua: In vacanza su Marte non vuole essere un film di fantascienza, per questo motivo i dettagli che cercano di introdurre la persona spettatrice in un contesto futuristico sono fini a se stessi – un po’ come lo schermo nella caserma dei carabinieri, che in realtà mostra dei dati e grafici finti.

Quella di In vacanza su Marte è una realtà propria e inverosimile, una rappresentazione esagerata e melodrammatica che si estende a tutto ciò che viene mostrato nel film. Nelle prime scene viene mostrato un funerale, quindi Vukotic piange intristita ma in realtà non ci sono lacrime: lei mostra che sta piangendo in una recitazione ostentatrice. Non ci sarebbe voluto molto per ricrearle, però il regista Neri Parenti è interessato soltanto alle gag protagoniste delle scene, che queste siano una semplice battuta oppure uno sketch slapstick. Anche per questo motivo, il plot di In vacanza su Marte non ha il minimo senso ed è un mistero come riesca a tenersi in piedi. Non mi riferisco soltanto alla trama raccontata sopra, ma nei suoi sviluppi e alla concatenazione di eventi che generano complicazioni su complicazioni. Ma il punto è che la trama non vuole avere senso, tant’è che la sceneggiatura (scritta da Parenti insieme a Gianluca Bomprezzi) si dimentica anche di mostrare un risvolto cardine nell’ultimo atto. Parenti è interessato unicamente a mettere in scena lo spettacolo della commedia degli equivoci e i battibecchi tra De Sica e Boldi, quindi è importante riflettere soprattutto sull’elemento della commedia.

De Sica è un maestro del genere ed è abile nel provocare la risata. In In vacanza su Marte si ride praticamente soltanto con lui, per esempio con il gioco di parole «Dobbiamo risolvere questo cul-de-sac senza rimetterci il cul», oppure quando la futura moglie vede un cuore nell’incontro delle lune, mentre lui vede un culo (lo canta anche Brunori Sas: «Che poi chi l’ha detto che è peggio un culo di un cuore»); non sono due battute a caso, ma sono scelte per rivelare quanto In vacanza su Marte sia incredibilmente volgare. Le battute spaziano dai soliti argomenti del genere, da quelle a sfondo sessuale a quelle sugli omosessuali, entrambe figlie di un tempo (e di un cinema) diverso e lontano, e che oggi forse stridono nonostante siano inserite in un film che appartiene a un genere prevedibilmente volgare. Il problema però non è la volgarità connaturata, quanto piuttosto la sceneggiatura poco ispirata, la quale, dopo il primo atto, soffre di una ripetitività faticosa da digerire. Come ho già detto è De Sica a mandare avanti il film, mentre gli altri attori vengono sopraffatti da dialoghi poco riusciti che inevitabilmente trasformano molte battute, già monotone di loro, in una disfatta forzata. Quindi, se appare conveniente trascurare moltissime ingenuità (su tutte l’eccessiva semplicioneria del personaggio del figlio), d’altra parte questo difetto di scrittura rende In vacanza su Marte noioso dalla fine del primo atto fino alla conclusione.

È comprensibile il tentativo dei cinepanettoni di ammodernarsi, il problema però è che il genere non ha intenzione di svecchiarsi. Per questo motivo, In vacanza su Marte incarna un cinema ormai svigorito e sicuramente affaticato, così tanto da risultare d’altri tempi. Il problema non è la volgarità, un attributo ormai scontato di un certi film comici (italiani e internazionali), e nemmeno la direzione artistica sempliciona; il problema è che i cinepanettoni non riescono più a capire cosa faccia ridere il pubblico ai giorni d’oggi, e nemmeno si sforzano di farlo. In vacanza su Marte cerca di riproporre con forza un modello cinematografico figlio di un’altra epoca e di un’altra cultura ormai scomparsa – anzi, una cultura che cerca e trova altre maniere per cui sorridere. In vacanza su Marte sembra un fenomeno inusuale per i tempi in cui è uscito, una bestia rara capace però di catalizzare la propria attenzione su di sé di una folta e variegata moltitudine di cinefili e curiosi – un fenomeno a sua volta curioso, da qualsiasi prospettiva lo si guardi.


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