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La rivincita (Leo Muscato, 2020)

by robertodragone
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La tradizione cinematografica italiana ci mostra l’impegno sociale che il nostro cinema ha saputo addossarsi negli anni. Partendo dal Neorealismo, fino ad arrivare al cinema politico degli anni Settanta, abbiamo spesso saputo raccontare con competenza e intelligenza la realtà contemporanea attraverso quelli che sono poi diventati capolavori della storia del cinema nostrano. Oggi il cinema di impegno sociale soffre di una strana contraddizione, tra i produttori che lo prediligono (anche) per ricevere aiuti finanziari dallo Stato e gli spettatori ormai stuccati per la ripetitività delle storie raccontate; tuttavia, c’è sempre bisogno di quel cinema capace di raccontare le grandi storie delle piccole e trascurate esistenze. La rivincita fa parte di questo cinema.

Tratto da una pièce teatrale diventata poi un romanzo scritto da Michele Santeramo, l’esordio alla regia di Leo Muscato è ambientato nella vita vera, ovvero in una periferia lontanissima dalle costruzioni romantiche a cui il cinema ci ha abituati. I protagonisti del film sono una coppia di fratelli che abitano sullo stesso pianerottolo, in due case ereditate dal padre. Hanno seri problemi economici e il sogno semplicissimo di avere una vita normale e dignitosa. La carica drammatica del film è impegnativa, così tanto da spingermi a riflettere sul pessimismo di cui il cinema italiano sembra soffrire ultimamente (Favolacce è un altro esempio). Tuttavia, non rifletterò oggi su questo spunto, poiché La rivincita soffre di altri problemi. Quello più fastidioso è la confusione dei generi, poiché da film drammatico sfocia occasionalmente nella farsa. Dopo la commedia all’italiana, arriva il dramma all’italiana: un dramma farsesco, eccessivo, a tratti grottesco.

La provenienza teatrale del soggetto si intuisce dal modo in cui la storia si concentra sui personaggi protagonisti e dal comportamento recitativo degli attori, decisamente eccessivo. Se il fatto di non vedere altre forme di vita (né passanti, né auto che transitano per sbaglio) potrebbe indicare la vuotezza periferica dell’ambientazione, dall’altra parte suggerisce il totale controllo che Muscato ha voluto tenere sulla messa in scena, proprio come accade sul palco artefatto del teatro. La sensazione di finzione la comunicano anche certi personaggi. Ora, la caratterizzazione caricaturale e deforme di alcuni personaggi mi è piaciuta parecchio, dallo scagnozzo che ride come una iena al simpatico ragazzino amante della musica latino-americana, fino a passare per l’avvocato, protagonista di una scena addirittura comica (la prima in cui compare), tuttavia tali caratterizzazioni confondono perché stonano con il resto del film, in quanto il carattere di La rivincita è drammatico e queste digressioni fanno perdere di credibilità alle situazioni.

È un peccato, perché il potenziale del soggetto offre degli spunti interessanti: dalla coppia costretta a rinunciare a un figlio perché non se lo possono permettere («Noi le cose normali non possiamo permettercele più»), poiché è un bene di lusso in una situazione economica così precaria, fino ad arrivare all’allegoria, sicuramente d’effetto, che vede uno dei protagonisti vendere il proprio sangue pur di guadagnare qualcosa. Queste idee però non bastano per salvare un film disordinato nel plot e indefinito nella direzione artistica, poiché ogni elemento intrigante viene abbandonato in favore di sviluppi più lineari, ma forse frettolosi.

Tuttavia, resta interessante il carattere provocatorio di La rivincita, in cui non vi è alcuna figura positiva, e anzi, le figure professionali (il vigile, il dottore) sono insensibili ai problemi reali: le autorità se ne fregano e i protagonisti sono lasciati soli. I genitori sono di tre tipologie: non sanno fare i genitori, non vogliono fare i genitori o non possono fare i genitori – tutto, in una realtà profondamente pessimista in cui l’unico bambino già esistente è trascurato e incompreso. È chiaro il disegno finale di La rivincita, ovvero quella storia paradossale scatenata da un’ingiustizia sociale, tuttavia avrebbe sicuramente giovato di una maggiore coerenza narrativa perché risultasse efficace.

Il film è disponibile gratuitamente su RaiPlay, fai click per vederlo.


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