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La vita davanti a sé (Edoardo Ponti, 2020)

by robertodragone
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La vita davanti a sé manifesta sin dai primi minuti un legame ingombrante con il romanzo d’origine (del 1975, scritto da Romain Gary), il quale frena il linguaggio filmico. Il film di Edoardo Ponti si appoggia interamente sul racconto letterale: i dialoghi dei personaggi, i loro discorsi e i loro confronti, scordandosi di comporre un racconto visivo che sia quanto meno soddisfacente. La conseguenza è un film che parla troppo ma che ascolta poco i suoi personaggi, perché non riesce ad andare oltre le loro parole; i sentimenti, dunque, si sentono ma non si avvertono, Ponti infatti non riesce a suscitare nello spettatore il minimo coinvolgimento emotivo. La colpa è chiaramente della sua direzione artistica monotona, tuttavia la radice del fallimento del film è più profonda, ossia nella sceneggiatura, scritta dallo stesso Ponti insieme a Ugo Chiti: la scrittura è pedante, i dialoghi formali e fin troppo generici, il risultato di un adattamento incapace di essere ingegnoso e disinvolto.

La vita davanti a sé è ambientato in un quartiere multietnico che appare impersonale e inespressivo. Anche qui a mancare è un’esamina narrativa meno approssimativa. La protagonista è Madame Rosa (Sophia Loren), una sopravvissuta all’Olocausto che ora bada ai figli delle prostitute del quartiere. Un suo caro amico (Renato Carpentieri) la convince a occuparsi di un ragazzino problematico (Ibrahima Gueye). Lei accetta, nonostante non provi simpatia per il ragazzino. I personaggi di La vita davanti a sé sono chiusi nelle loro funzioni; la loro descrizione è grossolana e, peggio, contraddittoria. La loro delineazione subisce il taglio impostato dei dialoghi artificiosi, contro i quali la recitazione degli attori può ben poco.

Quello di Ponti è un film difettoso sotto tutti i punti di vista, tuttavia il suo stampo moralistico si concede a un pubblico giovane disposto a guardalo in buonafede, trascurando la qualità del racconto per considerare soltanto le tematiche. Forse sotto questo aspetto La vita davanti a sé diventa quasi godibile, perché altrimenti risulta un film ingenuo, maldestro e fin troppo sgraziato.


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