Home 2020 Le sorelle Macaluso (Emma Dante, 2020)

Le sorelle Macaluso (Emma Dante, 2020)

by robertodragone
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Il cinema è innanzitutto un racconto per immagini. Sembra quasi banale ripeterlo, eppure forse non è scontato che lo sappiano, oppure se ne ricordino, gli spettatori poco prima di entrare in sala. Sicuramente se lo ricorda Emma Dante, che apre Le sorelle Macaluso con la scena (che apre anche il trailer del film) di alcune mani che scavano una fessura in un muro. I dettagli del movimento delle mani, la polvere del calcestruzzo che si addensa sul pavimento, poi finalmente il fascio di luce impolverato che si libera dal foro. Il racconto per immagini di questa primissima scena mostra quella che sarà la direzione per l’intera durata: Dante cerca di cogliere l’occasione di costruire visivamente un buon cinema attraverso ogni scena, a prescindere dalla narrazione parlata. Il suo stile sfiora talvolta la videoarte invasiva e non sempre funziona, perché non basta mostrare per riuscire a comunicare, però il tentativo è interessante perché sfrutta il mezzo cinematografico e utilizza le immagini per comporre il racconto e non solo per spalleggiare i dialoghi.

Le sorelle Macaluso del titolo sono cinque e vivono in una casa di una periferia siciliana. Sopravvivono grazie al noleggio di piccioni a chi organizza matrimoni. Durante un giorno di mare, un giorno di festa che dà l’aria di essere l’unico che si concedono da tempo, succede una tragedia che cambierà drasticamente le loro vite. Quindi ci sarà un salto temporale per mostrare le sorelle adulte e le loro nuove vite demolite dal dolore. Se nel primo atto il racconto è interessante, perché è una promessa, l’antipasto di una storia che chissà come potrebbe espandersi, nel secondo atto lo stile evanescente inizia a pesare e quasi infastidire, mentre nel terzo e ultimo atto ormai lo spettatore è perduto per colpa del distacco provocato dalle lacune della storia. Ai personaggi infatti manca una costruzione più consistente e robusta per coinvolgere lo spettatore, poiché il film preferisce concentrarsi sulle situazioni vissute e dare a queste una rappresentazione inverosimile, quasi onirica, appunto da videoarte, oppure da videoclip musicale.

Di conseguenza, Le sorelle Macaluso più che una storia compiuta sembra una sbirciatina su vite addolorate e le conseguenze che la nostalgia ha avuto sulle loro esistenze. Però lo spettatore conosce poco queste esistenze e le sorelle protagoniste appaiono sconosciute, come contraccolpo di una scrittura che non ha intenzione di approfondirle e che sfrutta scorrettamente il tempo che avanza, perché a questa avanzata corrisponde un aumento dell’ignoto (e dell’insolito) dei personaggi. Ciò che però è interessante è la regia di Dante, poiché, nonostante spesso sia pedante, così tanto da rendere a tratti indigesto un film che dura soltanto 94 minuti, altre volte la sua ambizione registica è capace di mettere in scena degli spunti visivi e narrativi attraenti, come la sovrapposizione tra i ricordi malinconici e la realtà, un’idea che però è sfruttata poco.

Sono affascinanti anche le varie connessioni che il film mette in scena sfruttando l’elemento dell’acqua: prima viene utilizzata dalla penultima sorella per immaginare (quando si immerge nella vasca mentre guarda la fotografia), poi diventa un elemento con cui purificarsi (la più piccola utilizza la bacinella per lavare le mani); da ambiente di divertimento (il mare) l’acqua diventa il motivo della tragedia; poi ancora: l’acqua decontamina (il bagno nella vasca, senza sapone, soltanto acqua), l’acqua richiama alla mente (la scena del ballo sulla riva al corso del fiume), l’acqua promette un’evasione (la nave da crociera durante il litigio), l’acqua quindi allontana (la tragedia) e avvicina (la scena della pipì), e infine l’acqua piove dal cielo quando ormai è tutto finito (la scena finale).

Le sorelle Macaluso, insomma, ha spunti interessanti. Il lavoro di Dante resta accurato e sensibile, un lavoro che sembra la testimonianza di un dolore che si infiltra nei corpi e nella materia e tormenta fino a sciupare qualsiasi cosa (sono forti le inquadrature della casa ormai vuota). La maggior parte delle volte, soprattutto nella seconda parte del film, l’ambizione artistica fa apparire Le sorelle Macaluso pretenzioso, con scene insolite che sono fini a se stesse e che vengono approfondite poco – e se il cinema non deve essere per forza esauriente, in questo caso la sensazione è quella di una scrittura vanamente provocatoria e poco soddisfacente.


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