Home 2020 Le strade del male (Antonio Campos, 2020)

Le strade del male (Antonio Campos, 2020)

by robertodragone
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Tratto dall’omonimo romanzo scritto da Donald Ray Pollock, Le strade del male (The devil all the time) è un film Netflix atipico (ma non unico) per il catalogo delle produzioni originali del colosso dello streaming, questo perché lo stile del film è di stampo classico. Non è semplice anticipare la trama, basti sapere che ci troviamo nelle zone rurali degli Stati Uniti, ovvero laddove ad alcuni scrittori statunitensi piace inserire il marcio della società, e Pollock non è da meno. Il primo e probabilmente il più importante problema del film sta proprio nella trama, poiché è una catena di morti e una sfilza di coincidenze incredibili, tutto per comunicare a ogni costo il male (nel titolo originale è addirittura the devil, il diavolo) presente nella natura delle persone (o meglio, degli uomini) che però non si percepisce durante la visione perché i personaggi non vengono approfonditi molto, anzi, sono una rassegna di costrutti bidimensionali e grossolani.

È un peccato visto il cast stellare: da Tom Holland a Bill Skarsgard, da Robert Pattinson fino a Jason Clarke, e poi ancora, Mia Wasikowska e Harry Melling. Però Le strade del male è un film sulle situazioni più che sull’approfondimento della psicologia dei personaggi; questi non vengono sviscerati, e quindi compresi dallo spettatore, piuttosto vengono utilizzati come delle specie di pedine vendicative, invidiose, cattive, per far avanzare la trama, il cui intrecciamento è il vero intento del film. La durata non è dappoco, ovvero 138 minuti, eppure il racconto non va mai a fondo delle situazioni, anzi a tratti è sbrigativo e approssimativo e procede dritto – o meglio, non esattamente: infatti un aspetto che mi è piaciuto del film è la gestione del tempo narrativo, poiché si mescola presente e passato e si mostrano alcune situazioni solamente quando sono importanti per la trama. Però quest’idea non basta per coinvolgere lo spettatore, in quanto non riesce a porre rimedio alla mediocrità dei personaggi.

In Le strade del male c’è una voce fuori campo (nella versione originale è dello stesso Pollock) che funge da narratore letterario onnisciente, quindi spesso anticipa e soprattutto a volte sostituisce con una fastidiosa furbizia il racconto visivo. Forse la presenza della voce fuoricampo è il simbolo più importante che rappresenta il fallimento del racconto: il regista Antonio Campos non riesce a dirigere con soddisfazione. Soltanto una volta ho percepito la tensione della scena, mentre molte altre volte, nonostante la minaccia incombente o il dramma della situazione, Campos non riesce ad appassionare. Il problema non è soltanto nella componente prettamente visiva del film (anche se ci vuole un talento per rendere piatta una resa dei conti, quindi questa carenza da parte del regista fa la sua parte), la colpa piuttosto è nell’apparente totale mancanza di ispirazione nella direzione artistica per trasformare il romanzo in un film, con un linguaggio proprio e funzionante.

Insomma, Le strade del male è un insieme di elementi anonimi e ordinari, però anche se la direzione di Campos è carente, il problema principale del film è la sua storia, poiché si concentra sugli sviluppi anziché soffermarsi sul loro approfondimento. Il grande argomento principale è la fede, il bigottismo che può provocare e i sacrifici che questa può richiedere. Le strade del male mostra le conseguenze dell’assenza della voce di Dio sui fedeli più accaniti e più in generale le ripercussioni che l’assenza di questa voce possa avere sugli esseri umani, però anziché investigare, il plot utilizza questo argomento interessante come collante delle situazioni, peccato che queste non siano abbastanza interessanti, siano decisamente troppe, e soprattutto non siano nemmeno intriganti da vedere.


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