Home 2020 L’incredibile storia dell’isola delle rose (Sydney Sibilia, 2020)

L’incredibile storia dell’isola delle rose (Sydney Sibilia, 2020)

by robertodragone
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Per esaminare il nuovo film di Sydney Sibilia, prodotto da Matteo Rovere e distribuito in Italia da Netflix, parto dal titolo: L’incredibile storia dell’isola delle rose, che appunto contiene l’aggettivo «incredibile» e ci dice sin da subito che verrà raccontata una «storia». In effetti quella del film è un’«incredibile storia» (che si perde nel titolo internazionale Rose Island) che si armonizza perfettamente con l’animo più sognatore del cinema: Giorgio Rosa (Elio Germano), il protagonista del film, «Vive in un mondo tutto suo» ed è così tanto eccentrico che il padre gli chiede di provare a «essere normale». Il contesto è importante: siamo in Italia alla fine degli anni Sessanta. La città è Bologna, che per l’occasione viene trasformata in una location cinematografica quasi imponente (come accade a Milano in Il talento del calabrone). Allora ecco che in un contesto socio-politico specifico, in un’Italia tradizionalista con ideali puritani, le fantasticherie di Giorgio, un giovanissimo ingegnere che si è costruito da solo un’automobile, vengono criticate e viste con diffidenza. Qui però siamo al cinema, un luogo perfetto per ospitare «l’incredibile storia» di un folle. Giorgio infatti ha un’idea assurda: costruire un’isola oltre le acque nazionali per poter essere totalmente libero.

L’incredibile storia dell’isola delle rose è tratto da un’«incredibile storia» vera, eppure ha il carattere di una commedia di evasione, anche se non è un film frivolo. Sibilia (anche sceneggiatore insieme a Francesca Manieri) si diletta a utilizzare con esperienza i tempi comici, in questo modo il film divertente, in più punti e in maniere diverse. È spassoso lo sketch comico di come i sub costruiscono la piattaforma, e lo è nonostante sia implausibile, oppure è divertente la caratterizzazione dei politici: disorganizzati, ridicoli, ignoranti (Fabrizio Bentivoglio è eccezionale); insomma, l’intenzione di L’incredibile storia dell’isola delle rose è quella di raccontare una storia divertendo, senza però ridicolizzarsi. Sibilia utilizza il genere per valorizzare la stravaganza della storia e ci riesce caratterizzando grottescamente i personaggi, le situazioni, i dialoghi («Con un culo puoi fare tutto quello che vuoi»). In questo modo la storia appare tragicomica e capace di un’esamina pungente, questo perché, sia i personaggi che i difetti del contesto culturale italiano dell’epoca vengono accentuati in un gioco caricaturale.

Giorgio insegue il miraggio di un «mondo libero». Gli ospiti spensierati della sua isola si sbarazzano dei «simboli d’oppressione» della società e gettano via quelle stesse camicie e cravatte che li distinguono dal governo e gli agenti governativi. La libertà oppressa è rappresentata dagli adulti: Giorgio insegue un mondo libero ma sembra voler conquistare soltanto l’approvazione di suo padre. L’incredibile storia dell’isola delle rose però è accorto a non approfondire alcuni aspetti narrativi, come appunto quelli inerenti al carattere dei personaggi, e nemmeno si preoccupa di esaminare i risvolti etico-filosofici della storia. Questo perché L’incredibile storia dell’isola delle rose vuole essere un’altra cosa, ovvero un film «incredibile» su un sogno irrealizzabile che si scontra con una realtà ostile, una burocrazia incapace e una politica prepotente. Sibilia realizza una vera e propria fiaba cinematografica, dove l’impatto visivo è incantevole: le carrellate teatrali, la composizione accorta delle inquadrature, le battute dei personaggi e la recitazione degli attori, tutto appartiene al mondo cinematografico dove una storia vera diventa un racconto grottesco, che però non rinuncia all’amarezza.


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