Home 2020 Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani (Max Barbakow, 2020)

Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani (Max Barbakow, 2020)

by robertodragone
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Sarebbe quasi un peccato raccontare la trama di Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani (d’ora in poi eviterò accuratamente il sottotitolo italiano), oppure guardarne il trailer e scoprire alcuni sviluppi tanto imprevedibili quanto bizzarri, questo non perché il film di Max Barbakow sia particolarmente originale – anzi al contrario – ma perché sfrutta di continuo la prevedibilità del suo genere di appartenenza (la commedia romantica) come punto di partenza per anticipare lo spettatore, per poi sorprenderlo quando meno se lo aspetta. Senza sapere nient’altro di ciò che mostra il film, nel primo quarto d’ora circa vediamo Nyles (Andy Samberg), un tipo disinvolto e stravagante, avere problemi sessuali con la sua fidanzata, un personaggio che viene presentato come l’elemento insopportabile da togliere di mezzo.

Siamo a Palm Springs e fervono gli ultimi preparativi per un matrimonio sontuoso e Nyles è semplicemente il fidanzato di un’amica della sposa. Nyles poi conosce Sarah (Cristin Milioti), i due si appartano per fare sesso ed è interessante soffermarsi su alcuni aspetti del racconto: sempre attenendosi a ciò che il racconto ci ha riferito, quindi ignorando ciò che viene anticipato dal trailer, vengono mostrati i due protagonisti del film bruciare tutte le tappe della trama e concretizzare all’istante i risvolti più significativi e fondamentali per una commedia romantica. Ciò che colpisce della scena in cui i due personaggi si appartano è la sua minimizzazione sentimentale: l’amplesso non è accompagnato dalla musica ed è girato in modo da non apparire significativo. Poi accade l’imprevedibile (visibile anche nel trailer): Nyles viene colpito da una freccia, scoccata da un tipo minaccioso che lo rincorre; lui scappa in una grotta e intima Sarah di non seguirlo, lei però lo ignora e quindi finisce anche lei in una sorta di loop temporale in cui sono dannati a vivere per l’eternità lo stesso giorno.

Anche la faccenda del loop temporale viene liquidata velocemente da una battuta («Questo è uno di quei loop temporali di cui hai sentito parlare»), questo perché Palm Springs si sposta continuamente attraverso delle coordinate che lo spettatore conosce perfettamente. L’intelligenza della sceneggiatura scritta da Andy Siara è nel saper utilizzare gli archetipi in modo imprevedibile (l’elenco dell’esperienze sessuali di lui), sfruttando l’irrazionalità, sia del cinema che del soggetto, per mettere in scena con singolarità una storia facilmente immaginabile. I protagonisti sono consapevoli della rottura della trama, ovvero di quella incrinatura inverosimile che permette al plot di sbrigliarsi e dare libero sfogo all’inventiva narrativa. In pratica Siara anticipa lo spettatore e lo asseconda, infatti in Palm Springs accade esattamente ciò che lo spettatore prevede, per questo ogni sviluppo viene sminuito dal racconto (uno dei più importanti viene liquidato con «Togliamoci il pensiero»). Allora cosa rimane?

Palm Springs coinvolge per l’appunto per la maniera con cui gioca con il cinema: gli espedienti narrativi non vengono mascherati, anzi il loop temporale della trama permette al plot di giocarci su e avanzare sempre con le carte scoperte. Per esempio, la ripetitività del loop temporale provoca ragionamenti prevedibili sulla monotonia della vita, un’occasione troppo allettante perché Siara possa ignorarla; eppure, anche questo elemento è inserito in un’ottica che ne svaluta il valore drammatico. Palm Springs vuole essere scontato, piuttosto ciò che andrebbe esaminato, e ciò che colpisce del film di Max Barbakow, è la capacità di esplicitare problemi emotivi attraverso sviluppi irrazionali. La ripetitività del loop temporale permette ai protagonisti di scatenare l’immaginazione senza il timore naturale di affrontare le conseguenze delle proprie azioni, ma non solo, poiché il giorno ricomincia daccapo e la cancellazione delle ripercussioni negative permette al film di reinventarsi.

Palm Springs però è anche e soprattutto una commedia romantica. Pur di rispettare la struttura da rom-com, forse nell’ultimo atto ci sono alcune piccole incoerenze narrative, le quali tuttavia non rovinano la visione. Ciò che rimane impresso piuttosto è la concezione dell’amore nel film, non molto positivo: le persone sono finte e mostrano la propria incoerenza soltanto a causa di loop temporali che inscenano conseguenze che inizialmente non erano previste; le coppie si lasciano e si tradiscono, il tutto nel quadro di un matrimonio che soltanto all’inizio appare idilliaco per mostrarsi sempre più difettoso. È interessante scoprire le chiavi di lettura suggerite dal film, nonostante si all’apparenza una semplice commedia romantica, tanto divertente quanto assurda.

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