Home 2019 The room – La stanza del desiderio (Christian Volckman, 2019)

The room – La stanza del desiderio (Christian Volckman, 2019)

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The room – La stanza del desiderio è un thriller paranormale dalla premessa interessante: una giovane coppia scopre che all’interno della loro casa nuova esiste una stanza vuota nella quale è possibile far materializzare qualsiasi oggetto loro desiderino. Però il film diretto da Christian Volckman nemmeno ci prova a distaccarsi dai cliché del genere: The room inizia con il trasloco della coppia, i proprietari precedenti della casa (ovvero una villa fatiscente in una campagna isolata) sono stati uccisi in circostanze misteriose, e infine ritroviamo il tipico personaggio pronto a dispensare delucidazioni. Non è un problema: film del genere puntano a intrattenere lo spettatore, quindi l’unica domanda da porsi è la seguente: The room ci riesce? Non completamente.

«Ma come funziona?», «Cosa vuoi che ti dica? Io non ho idea. Il computer non si sa come funziona, ma tu lo usi». Questo sciocco botta e risposta chiude definitivamente (come se ce ne fosse stato bisogno) ogni dubbio su quali siano le priorità di The room. Il film tenta di ficcare svogliatamente il risvolto etico-morale nella storia, sia riferendo l’avidità della coppia protagonista (che ovviamente desidera subito milioni di soldi) sia attraverso alcuni ragionamenti sull’identità (per un risvolto della trama che non scriverò, anche se nel trailer è presente), però non ci riesce, anzi, The room non vuole essere un film pensante. D’altronde il fatto stesso che il plot sia messo in moto da un elemento paranormale rende il percorso degli sviluppi libero da ogni logica, infatti, il progresso della storia è un susseguirsi di colpi di scena e cambi di registro che costruiscono così un ritmo narrativo che tutto sommato funziona. Poi il disastro: The room inciampa a circa metà, quando un dialogo anticipa quasi esplicitamente cosa accadrà nella storia. Anche per questo motivo, la seconda parte del film fa avvertire allo spettatore una sensazione spiacevole: la noia.

In realtà la sceneggiatura di The room funziona soltanto nel ritmo. In un film del genere ci si aspetta dialoghi soltanto mediocri, mentre quelli di The rom sono terribili (il doppiaggio non aiuta); i risvolti della trama, inoltre, sembrano spesso arrangiati in soluzioni che non funzionano (lui sparisce senza motivo per ben due volte e durante la sua assenza accadono sviluppi importanti). Quindi cosa resta del film? Se si riescono a ignorare i dialoghi e non ci si pone troppe domande (o si risponde come fanno i protagonisti: «Non lo so, ma funziona»), The room riesce a intrattenere. Ma il cervello bisogna spegnerlo per guardare un film senza cervello. Peccato che la sceneggiatura non abbia voluto tentare una strada più audace: non significa concentrarsi sul potenziale etico, ma avrebbe potuto sfruttare le potenzialità irrazionali della storia, che infatti riescono a inscenare alcune scene assurde nell’ultima parte. A proposito di ultima parte, l’ultima parolina la spendo sul finale: non tanto enigmatico quanto sembra, mi è sembrato piuttosto forzato. La sua esecuzione sottolinea alcuni buchi nella trama.

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